Appropriatezza della diagnosi di ADR con casi clinici
Maria Antonietta Catania e Francesco Salvo, Università di Messina

DISCINESIA
Definizione del CIOMS (Consiglio per le Organizzazioni Internazionali delle Scienze Mediche)

Premessa
Questo termine viene usato per descrivere anomalie di movimento in cui il controllo volontario è alterato ed in cui è presente una disfunzione extrapiramidale (es. morbo di Parkinson). Nella pratica clinica il termine è usato comunemente, ma in maniera imprecisa, come sinonimo di ipercinesia. Le segnalazioni di discinesia dovrebbero essere effettuate usando un termine più specifico, che descriva in maniera esatta le caratteristiche cliniche al fine di inquadrare la discinesia in una sindrome clinica od in una patologia specifica. Dovrebbe essere posta particolare cura nell’indicare il ruolo di un farmaco nel causare o nel modificare la discinesia. I tremori muscolari, le fascicolazioni e le miochimie devono essere escluse, poiché sono causati da lesioni delle cellule delle corna anteriori o del nervo periferico.

Definizioni

Requisiti minimi per l’uso del termine
Il termine discinesia ha un significato clinico generico e poco preciso per quanto riguarda il movimento specifico e le parti del corpo coinvolte. Le espressioni cliniche ben definite e comunemente usate che descrivono lo stato ed il tipo di movimento sono da preferire in caso di segnalazione (es. movimenti coreiformi della testa, degli arti e del tronco; contrazioni che bloccano i muscoli facciali, ecc). Bisogna porre particolare cura nella diagnosi differenziale con manifestazioni neurologiche di natura non iatrogena.

Caso clinico: Discinesia orofacciale reversibile da ofloxacina
(riferito da JL. De Bleecke et al. Reversible orofacial dyskinesia after ofloxacin treatment. Movement Disorders 2004, 19: 731-732)

Il caso
Ad un uomo di 43 anni, a causa di un’infezione delle alte vie respiratorie, fu prescritta l’ofloxacina (400 mg/die/os). Dopo tre giorni dall’inizio della terapia, l’uomo sviluppò una sintomatologia extrapiramidale caratterizzata da ripetuti movimenti coreo-atetosici del viso ed incapacità a chiudere la mandibola. Il paziente era pienamente cosciente e non presentava altri segni neurologici. Le funzioni renale ed epatica erano nella norma. All’anamnesi risultò che l’uomo assumeva da più di sei mesi venlafaxina (75 mg/die/os) per curare uno stato depressivo ed un dolore da arto fantasma dovuto all’amputazione traumatica di un piede. In precedenza, non aveva mai accusato disordini di tipo extrapiramidale, né era stato trattato con farmaci neurolettici. Nulla di particolare nella sua storia personale e familiare. L’uomo venne trattato con una fiala (3.88 mg) di biperidina (un anticolinergico) per via intramuscolare e in breve si riprese. La somministrazione di ofloxacina venne sospesa e gli fu consigliato di evitarne l’assunzione per il futuro.

Commento
La discinesia orofacciale (OFD) è una sindrome extrapiramidale caratterizzata prevalentemente da movimenti coreoatetosici di labbra, lingua e mandibola e, in alcuni casi, da distonie. In letteratura sono riportati diversi casi di OFD indotta da farmaci, quali antistaminici, antiepilettici, antidepressivi triciclici e soprattutto neurolettici. Qualche caso di OFD è stato riferito anche in seguito ad assunzione di ciprofloxacina. L’ofloxacina è un fluorochinolone indicato nel trattamento di infezioni delle vie urinarie e respiratorie sostenute da germi sensibili. I fluorochinoloni possono causare disturbi neurologici di varia entità come cefalea, vertigini, ansia, confusione, e, più raramente, allucinazioni e convulsioni. L’età del paziente (anziano) ed alterazioni della funzionalità renale rappresentano fattori di rischio. La venlafaxina è un antidepressivo che inibisce soprattutto il reuptake di serotonina e noradrenalina e solo in modo lieve quello della dopamina. Negli studi premarketing sono stati riportati rari effetti extrapiramidali quali acatisia e discinesia (1/1000) dopo dosi elevate del farmaco. In mancanza di rechallenge non è possibile stabilire una correlazione certa tra la manifestazione di OFD e l’assunzione di ofloxacina. A tutt’oggi, non vi è alcuna segnalazione riguardo ad una possibile interazione tra fluorochinoloni e venlafaxina.

Per un ulteriore approfondimento si può digitare:


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