Appropriatezza della diagnosi di ADR con casi clinici
Maria Antonietta Catania e Francesco Salvo, Università di Messina

Acidosi

Definizione del CIOMS (Consiglio per le Organizzazioni Internazionali delle Scienze Mediche)

Premessa
Il pH del sangue è uno dei parametri fisiologici più costanti. È mantenuto intorno a 7,4 soprattutto dal sistema tampone bicarbonato-acido carbonico. La misura della PCO2 ematica, del bicarbonato e del pH indicherà il grado di acidosi o di alcalosi metabolica o respiratoria e lo stato di compensazione dei sistemi tampone. I farmaci possono contribuire a determinare disturbi importanti dell’equilibrio acido-base, ma raramente ne sono la causa.

Sono cause di acidosi respiratoria:

  1. ostruzione delle vie aeree;
  2. inefficienza della meccanica respiratoria, come in caso di: obesità; spondilite anchilosante; poliomielite; lesioni del torace; farmaci miorilassanti;
  3. depressione dei centri respiratori, come in caso di: uso di farmaci (morfina, barbiturici); accidenti cerebrovascolari; encefalite; coma.

Sono cause di acidosi metabolica:

  1. chetosi dovuta a diabete o inedia;
  2. shock;
  3. vomito ciclico nei bambini;
  4. disidratazione grave;
  5. assunzione di cloruro di ammonio;
  6. ingestione di grandi quantità di salicilati o di altri composti acidi;
  7. insufficienza renale;
  8. anastomosi uretero – colica;
  9. anossia grave con accumulo di acido lattico (allenamenti estenuanti e prolungati, assunzione di biguanidi).

L’acidosi può essere sospettata in base alla presenza di soli segni e sintomi clinici, come il respiro di Kussmaul. La diagnosi dovrebbe essere sostenuta da indagini mirate che devono determinarne le cause.

Definizione
L'acidosi è un eccesso di idrogenioni nell’organismo. L’acidosi respiratoria è caratterizzata soprattutto da un aumento della CO2 ematica, mentre l’acidosi metabolica è soprattutto un calo di bicarbonato ematico.

Requisiti minimi per l’uso del termine
Nel segnalare un’ADR, il termine acidosi dovrebbe essere sempre coadiuvato dai risultati degli studi biochimici; pH, bicarbonato e CO2 ematici sono essenziali per stabilire la diagnosi e per determinarne la causa.

Acidosi metabolica da brinzolamide somministrata per via topica
(riferito da Menon GJ, Vernon SA. Topical brinzolamide and metabolic acidosis. Br J Ophthalmol 2006; 90: 247-80)

Il Caso
Un uomo di 66 anni, affetto da glaucoma ad angolo aperto primario, era in trattamento con latanoprost per via topica. Per ridurre ulteriormente la pressione oculare, fu necessario aggiungere brinzolamide per via topica in un occhio solo. Tre mesi dopo il paziente riferì di aver sospeso di sua iniziativa la terapia con brinzolamide a causa dell’insorgenza di letargia e disgeusia. Una catenina d’argento, indossata da anni dal paziente, divenne nera 2 giorni dopo l’inizio della terapia con brinzolamide. Dopo averla fatta pulire, il paziente indossò un’altra volta la catenina, che subito dopo tornò nera. Per controllare in modo adeguato la pressione oculare, il paziente venne trattato per via topica con travoprost, timololo e pilocarpina.
Commento
Il trattamento di oftalmopatie comprende soprattutto la somministrazione di farmaci per via topica a dosi che sembrerebbero inferiori rispetto a quelle impiegate per via sistemica. Con rare eccezioni (ad esempio i beta-bloccanti), gli effetti collaterali dei farmaci oculari impiegati per via topica spesso vengono ignorati nella pratica clinica. Nel caso sopra descritto, la storia del paziente indica lo sviluppo di acidosi metabolica da uso topico di brinzolamide, che rappresenta una conseguenza nota della terapia con inibitori dell’anidrasi carbonica. L’annerimento della catenina d’argento è stato causato da ossidazione, dovuta probabilmente all’esposizione all’acidità del sudore, un meccanismo omeostatico che serve a normalizzare il pH del liquido extracellulare. E’ stato stimato che meno del 5% di una dose istillata di un farmaco per uso topico viene assorbita per via oculare. Per raggiungere l’effetto terapeutico oculare desiderato spesso è necessario utilizzare concentrazioni superiori e instillazioni frequenti, aumentando il rischio di effetti sistemici. Inoltre le gocce oculari, quando assorbite, non subiscono il metabolismo di primo passaggio epatico ed accedono direttamente alla circolazione sistemica.

Per un ulteriore approfondimento:


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