Definizione del CIOMS (Consiglio per le Organizzazioni Internazionali delle Scienze Mediche)
Premessa
Il termine broncocostrizione dovrebbe essere riservato allo spasmo od alla contrazione del muscolo liscio bronchiale. È una forma di ostruzione bronchiale, a diversa eziologia, delle vie aeree distali. Dovrebbe essere abbandonato il termine, meno preciso, di broncospasmo.
Definizione
La broncocostrizione è la limitazione del flusso d'aria dovuto alla contrazione della muscolatura liscia bronchiale.
Requisiti minimi per l’uso del termine
Viene fatta diagnosi di broncocostrizione solo quando, a seguito della somministrazione di broncodilatatori, si assiste ad un miglioramento del flusso aereo. Tenendo conto della variabilità naturale del flusso d'aria, lo standard usuale è il miglioramento nel volume espiratorio forzato in un secondo (FEV1) non inferiore al 12% e di non meno di 200 ml.
Commenti aggiuntivi
I termini broncocostrizione aggravata, broncospasmo aggravato e broncocostrizione paradossa sono usati frequentemente quando il trattamento inalatorio delle affezioni polmonari porta a broncocostrizione inattesa in taluni individui. Una reazione come questa può insorgere dopo qualsiasi terapia inalatoria e può essere indipendente dal principio attivo, ma conseguente alla procedura in sé di inalazione od all’irritazione provocata dall'aerosol (veicolo inattivo compreso). Negli studi clinici il termine indica una diminuzione del FEV1 (di non meno del 12% e di 200 ml), che si presenta entro 10 minuti dall’inalazione e che può durare circa mezz’ora.
Difficoltà respiratorie associate all'uso di zanamivir: segnalazione di ADR
(riferito da Williamson JC, Pegram PS. Respiratory distress associated with Zanamivir. New Engl J Med 2000; 342: 661-2)
Il Caso
Un uomo di 63 anni, con una broncopatia cronica ostruttiva (BPCO) ossigeno-dipendente, riferì al suo medico un aggravamento della sintomatologia, con dispnea da sforzo e modifiche nella consistenza dell'espettorato. Nonostante la mancanza di febbre, malessere, cefalea o mialgia, il medico ritenne che il paziente "stava sviluppando una influenza" e gli prescrisse lo zanamivir. Il paziente notò che poco dopo ogni somministrazione di zanamivir la sua difficoltà respiratoria aumentava ed il respiro si faceva progressivamente più affannoso. Al terzo giorno di terapia, il paziente arrivò in pronto soccorso con difficoltà respiratoria e ipossia. La radiografia del torace mostrò una modifica dello stato enfisematoso con un lieve edema polmonare. Il paziente non aveva febbre, ma presentava leucocitosi (14400 leucociti per mmc, con il 75% di neutrofili). Fu ricoverato e trattato con broncodilatatori, corticosteroidi ed antibiotici. Migliorate le sue condizioni di salute fu dimesso dopo tre giorni.
Commento
In uno studio di fase I su pazienti con asma lieve-moderata, che non avevano influenza acuta, lo zanamivir ha provocato broncocostrizione in 1 paziente su 13 studiati. Secondo la Ditta produttrice, i pazienti dovrebbero essere invitati a sospendere il farmaco se insorge broncocostrizione o se si riduce la funzione polmonare ed i pazienti con una pregressa patologia polmonare dovrebbero avere a portata di mano un broncodilatatore inalatorio ad azione rapida. I medici, inoltre, dovrebbero essere cauti nel prescrivere lo zanamivir a tali pazienti.
Per un ulteriore approfondimento: