Farmaci anoressizzanti ed ipertensione polmonare: l’opinione di un nostro “lettore”
Riportiamo un interessante punto di vista di un nostro assiduo “lettore”, il dott. Gianleone Di Sacco, in merito alla relazione tra ipertensione polmonare e farmaci anoressizzanti.
“Sul bellissimo sito che voi gestite, è stato riportato il comunicato stampa dell’ Agence Française de Securite Sanitaire des Produits de Sante (Afssaps)(1) dove, riferendosi a un recente studio pubblicato sull’American Journal of Respiratory & Critical Care Medecine (AJRCCM), si raccomanda ai pazienti che “siano stati trattati con un anoressizzante (dexfenfluramina, fenfluramina, clobenzorex, fenproporex, mefenorex, amfepramone, così come tutte le preparazioni magistrali che contengono uno o più di questi principi attivi) e che presentino segni evocativi di PAH (dispnea, malessere da sforzo, dolore toracico) di consultare il loro medico curante”. A rafforzare questa indicazione, citano anche lo studio IPPHS (International Primary Pulmonary Hypertension Study) pubblicato sul NEJM.
Visto che alcuni dei farmaci citati sono stati, e sono, usati anche in Italia, è estremamente importante fare chiarezza sull’argomento.
L’articolo pubblicato sull’ AJRCCM(2), a cui fa riferimento il comunicato, parla di “derivati della fenfluramina” senza ulteriori precisazioni. Humbert, il primo autore, in precedenti articoli(3-5) specifica, invece, che con questa dizione, intende riferirsi a due molecole: fenfluramina e dexfenfluramina (la forma destrogira della prima). Bene fece, perché solo questi farmaci causano ipertensione polmonare.
A oggi, vi sono tre classi di farmaci anoressizzanti: fenfluramine (fenfluramina e dexfenfluramina) rilascianti serotonina, agenti noradrenergici (es. fentermina e amfepramone) rilascianti noradrenalina e la sibutramina che inibisce la ricaptazione sia di noradrenalina sia di serotonina(6).
Nella prima metà degli anni ’90 era molto utilizzata una terapia anti-obesità che univa due molecole appartenenti alla prima e alla seconda classe dei farmaci citati: fentermina e fenfluramina, nota come “phe/fen”. Dopo alcune sporadiche segnalazioni di ipertensione polmonare in soggetti che assumevano questi farmaci, nel 1996 Abenhaim e al. dimostrarono la correlazione tra l’esposizione tra la classe delle fenfluramine e la comparsa della patologia polmonare, mentre non riuscirono a trovarla per la classe dei farmaci noradrenergici. La sibutramina non fu studiata perché non ancora in commercio. Questo è il secondo articolo citato dall’ Afssaps(7) (che si riferiscano a questo e non ad altri più recenti è evidente perché è l’unico articolo apparso sul NEJM da parte di questo gruppo). Nel 1997 le fenfluramine (fenfluoramina e dexfenfluramina) furono ritirate dal commercio perché causavano valvulopatie cardiache.
In questi due lustri molti altri studi sono stati effettuati e, pur non essendo ancora del tutto stabilito l’esatto meccanismo fisiopatologico, è, ormai, ampiamente dimostrato che gli alti livelli circolanti di serotonina siano alla base del meccanismo lesivo(8-14).
La classe dei farmaci noradrenergici è stata ampiamente studiata proprio per valutare se potesse essere responsabile anch’essa dei problemi valvolari e polmonari ascritti agli agenti anoressizzanti serotoninargici, ma ciò è sempre stato escluso, anche perché non interagiscono sui meccanismi lesivi serotoninici(15).
Nell’appello dell’Afssaps si citano alcuni farmaci noradrenergici. A quanto mi è dato a sapere, è comparso un solo articolo che riporterebbe un caso di ipertensione polmonare ipoteticamente indotta da uno di questi, l’amfepramone (dietilpropione)(16), ma con argomenti tutt’altro che esaustivi(17,18).
L’ articolo di Humbert e coll. citato dall’ Afssaps, mostrerebbe che l’ipertensione polmonare possa comparire ad anni di distanza dall’esposizione alle fenfluramine. Ciò è in netto contrasto con il più importante studio condotto specificatamente per chiarire il ruolo degli anoressizzanti nella comparsa di ipertensione polmonare. In questo studio, Rich e collaboratori(19) dimostrano che:
Nessun altro studio sull’argomento è mai stato pubblicato.
Sulla vicenda dei farmaci anoressizzanti e le autorità sanitarie europee si potrebbe scrivere un libro e non ho intenzione di tediarvi. Certo è che l’appello lanciato da quelle francesi risulta, da un punto di vista scientifico, sconcertante. Il fatto che debba essere lanciato a breve un nuovo farmaco anti-obesità, il rimonabant, di una ditta farmaceutica francese è sicuramente casuale. Rimane il fatto che allarmi di questo tipo spaventano ingiustificatamente la popolazione e possono indurre operatori sanitari, non addentro nel ramo, a prendere decisioni diagnostiche e terapeutiche sbagliate.
Ringraziandovi ancora per l’opera che svolgete col vostro sito, vi porgo i più cordiali saluti.
Gianleone Di Sacco
S.C. di Endocrinologia dell'Ospedale Niguarda di Milano”
Bibliografia