Marianna Gentile, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università di Messina
In Europa, una tappa della procedura per l’autorizzazione al commercio dei farmaci, è la revisione del loro nome commerciale da parte dell’EMEA (Agenzia Europea dei Medicinali).
Prima che un nuovo prodotto venga messo in commercio, l’NRG (Name Review Group), un gruppo di lavoro del CHMP (Committee for Human Medicinal Product) un comitato Europeo per la licenza dei farmaci, deve valutare l’accettabilità del nome commerciale proposto dalla ditta.
In risposta ad una consulta pubblica, del gennaio 2007, la rivista Prescrire (Prescrire Int 2007; 27: 941-5) ha preso in esame la linea guida, formulata dall’EMEA (1), riguardo i nomi commerciali dei farmaci.
Tale dibattito ha fornito l’opportunità di esaminare gli errori causati dal nome commerciale, che il più delle volte non fornisce alcuna informazione sul principio attivo e valutare quanto la nuova linea guida formulata dell’EMEA può essere di aiuto nel prevenire tali errori.
Pazienti a rischio per la scarsa informazione sugli errori terapeutici
I nomi commerciali rappresentano una preziosa proprietà delle ditte farmaceutiche, difesi da queste con tutti i mezzi. Alcuni di essi continuano ad essere fonte di confusione e portano ad errori (2-4). Spesso infatti, uno stesso farmaco è commercializzato con molti nomi diversi, determinando confusione tra medici e pazienti.
Inoltre, vari prodotti individuati da una “marca ombrello” (umbrella brands), hanno tutti un comune nome commerciale o un suffisso indicativo, incluse diverse formulazioni farmaceutiche da automedicazione, anche se con composizioni e forme farmaceutiche diverse e con indicazioni specifiche.
I nomi commerciali sono opportunamente scelti dalle ditte produttrici in modo tale che i consumatori se ne ricordino, ma non forniscono informazioni sui principi attivi contenuti nel prodotto. Come risultato si ha che i pazienti non sono in grado di identificare chiaramente quale farmaco stanno assumendo, con il rischio di overdose causata dall’assunzione dello stesso principio attivo con nomi commerciali diversi (5-8).
In Europa, la Farmacovigilanza ed il PSUR (Periodic Safety Update Reports) sono, per le agenzie regolatorie, le principali fonti di informazione riguardo gli errori terapeutici dovuti alla confusione generata dal nome dei farmaci. Tuttavia, tali casi non vengono tutti riportati.
Le notizie più approfondite, riguardo il rischio di tali errori, sono fornite da programmi indipendenti di reporting, che provvedono ad informare medici e pazienti attraverso avvertenze e liste di nomi commerciali potenzialmente capaci di generare confusione, come ad esempio, le liste stabilite dall’Institute for Safe Medication Practices (ISMP) e dall’ISMP spagnolo Instituto par el Uso Seguro de los Medicamentos (9,10).
All’impegno di queste organizzazioni, l’ISMP-Canada, il British National Patient Safety Agency (NPSA), il programma di Prescrire “Preventing the preventable” insieme ad altri programmi di reporting di errori da farmaci in Australia, Brasile, Danimarca, Hong Kong, Irlanda, Israele e Svezia, hanno creato un network internazionale: l’International Network of Safe Medication Practice Centres (INSMPC), istituito dalla Dichiarazione di Salamanca (11).
Le agenzie regolatorie dei farmaci forniscono poche informazioni su tale ben noto rischio. Solo l’EMEA ha pubblicato delle statistiche poco globali di scarso valore pratico (3).
Nel 2006, l’AFSSAPS (French Health Products Safety Agency) ha pubblicato una lista di circa una dozzina di coppie di nomi commerciali, che notoriamente sono associati ad errori terapeutici (12). La stessa agenzia, ha in seguito riportato un caso di stroke occorso ad un paziente dopo l’interruzione del suo trattamento anticoagulante a seguito di un errore di dispensazione da parte di un farmacista di un altro Stato Europeo (13,14). Per qualche ragione, l’AFSSAPS ha riportato questo grave evento avverso (15), dovuto al fatto che in 2 differenti Paesi 2 diversi farmaci hanno lo stesso nome, senza però menzionare tale nome (Previscan°) neanche una volta. La sezione “Preparazioni” del Martindale, spesso utilizzata per determinare la corrispondenza tra nome commerciale ed l’INN (international nonproprietary name), esplicitamente avverte il lettore del rischio di tale confusione (16).
Altre agenzie sono più trasparenti. Ad esempio, l’FDA, nel gennaio del 2006, ha compilato una lista di prodotti approvati negli USA, i cui nomi commerciali possono indurre in errore (17,18).
Celare informazioni note circa la possibile confusione tra i nomi commerciali dei farmaci è contro la legge di trasparenza dell’UE (articolo 126d della Direttiva 2004/27/EC) (15) ed espone i pazienti a rischi altrimenti evitabili.
La valutazione del rischio di confusione di un nome commerciale dovrebbe essere effettuata prima della commercializzazione del prodotto, non dopo (19).
Alcune agenzie regolatorie stabiliscono, al tal proposito, delle linee guide aggiornate.
Sono utilizzati diversi metodi per l’analisi del rischio, ma tutti prevedono alcuni elementi chiave (4,19,20,21), come l’identificabilità del prodotto o la possibilità di eseguire un’analisi approfondita.
Una iniziale review sulla simile sonorità dei nomi o sul simile aspetto dei farmaci è stata eseguita da medici e professionisti dell’analisi degli errori terapeutici, simulando le condizioni abituali d’uso. Esistono anche programmi per il computer che calcolano la misura della similarità tra i nomi dei farmaci.
In passato, sono stati identificati gruppi di nomi a rischio di confusione con un’approfondita analisi, che ha incluso anche la valutazione di tale rischio ad ogni stadio del processo d’uso (prescrizione, dispensazione, assunzione ecc.), i differenti fattori associati agli errori per nomi di sonorità simile o per l’aspetto simile, come forma farmaceutica o via di somministrazione, le indicazioni, le condizioni di immagazzinamento, la dispensazione o l’uso, il foglietto illustrativo ed il confezionamento (soprattutto l’impiego di una particolare grafica) (4,19,20,21). Tuttavia, non esiste accordo su quale sia la combinazione ottimale dei metodi analitici necessari a predire il rischio di errore.
Gli accordi con le ditte farmaceutiche sono dannosi per la sicurezza del paziente
Sia l’FDA sia l’Health Canada invitano tutte le parti interessate a meeting preliminari per aggiornare le loro linee-guida riguardo la sicurezza dei nomi commerciali. Di contro, l’agenzia Europea si riunisce solo con i rappresentanti dell’industria (22,23).
In risposta alle richieste delle industrie e per ridurre il rischio di un possibile rifiuto del nome da queste proposto, l’EMEA di recente istituisce procedure più flessibili (24). Secondo queste, i produttori dovrebbero essere capaci di proporre 4 nomi commerciali per un farmaco autorizzato con la procedura Europea centralizzata per l’autorizzazione al commercio, invece dei 3 previsti prima e rispetto ai 2 previsti in Canada e negli USA (1,4, 20,24-26).
Per evitare una decisione negativa da parte dell’NRG un nome proposto non deve risultare indecoroso in qualche lingua.
Quando l’opinione dell’NRG è sfavorevole, le ditte possono richiedere “eccezionalmente” un parere definitivo direttamente al CHMP.
La linea guida formulata dall’EMEA mette in luce il meno possibile
Questa, infatti, semplicemente incoraggia le compagnie a prendere in considerazione una lista di criteri, durante la loro stessa decisione riguardo al nome, senza suggerire una precisa metodologia. Le compagnie produttrici non possiedono i requisiti per fornire risultati di studi che giustifichino la scelta di un nome commerciale da loro applicato ad un prodotto e questo viene ritenuto valido a meno che l’NRG (Name Review Group) per i farmaci non esprima parere negativo (1).
Altre agenzie, come l’Health Canada, richiedono ai produttori di fornire un profilo del rischio ed una sua valutazione in supporto alla richiesta di approvazione del nome commerciale proposto (20).
L’EMEA incoraggia ufficialmente lo sviluppo della “marca ombrello”
Le nuove modifiche previste per la linea guida compilata dall’EMEA comportano un rischio aggiuntivo di confusione riguardo il riconoscimento della serie di prodotti di una “marca ombrello”, prevedendo l’eliminazione del divieto di utilizzo di nomi simili al prodotto originale per le combinazioni in dose fissa e il diffuso uso di abbreviazioni o suffissi (1).
In tale linea guida sono adottate specifiche regole per avvertire direttamente il pubblico, favorendo lo sviluppo dell’estensione della notorietà del nome commerciale. Questo soddisfa soprattutto l’AESGP (European Self-Medication Industry) (1,24).
Inoltre, è autorizzato l’uso di termini complementari facenti parte del nome commerciale, pertinenti all’indicazione, tipo il suffisso “cold” (raffreddore), la cui popolarizzazione porta al rischio di confusione tra prodotti che contengono differenti principi attivi (1,27). Inoltre, la familiarità di tale suffisso incoraggia pazienti con disturbi lievi ad assumere farmaci associati ad eventi avversi da overdose rischiosi per la vita (27,28).
Malgrado tutto, nei foglietti illustrativi viene riportata solo parte delle istruzioni per l’uso e non sono menzionate istruzioni riguardo il nome commerciale, come è prescritto dall’articolo 54 della Direttiva 2001/83/EC (29).
Facilità di errore con combinazioni in dose fissa
A causa degli errori terapeutici riportati dalla stesa EMEA, i nomi commerciali delle combinazioni in dose fissa attualmente devono essere “completamente” differenti dal nome commerciale originale dei principi attivi componenti (25). Secondo la linea guida compilata dall’EMEA, tale nome deve essere solo “sufficientemente” diverso dal nome commerciale originale dei principi attivi componenti o da quello di altre combinazioni che includono gli stessi farmaci. Questa modifica permette ai produttori di proporre nomi che ricordano fortemente quelli già familiari ai medici prescrittori (30,31).
Pericoloso passo indietro su “suffissi ed abbreviazioni”.
Suffissi ed abbreviazioni sono rilevanti fonti di errori, dal momento che non è possibile prevedere come i consumatori interpretino tali termini (4).
Le linee guide attuali stabiliscono che è inaccettabile l’uso di abbreviazioni o suffissi che portano ad equivoci volontari (25).
Possibili eccezioni, come ad esempio la descrizione della via di somministrazione (con suffissi tipo IM, IV, SC ecc.), devono essere esplicitamente giustificate.
Di contro la linea guida dell’EMEA, considera suffissi ed abbreviazioni accettabili e semplicemente avverte dei potenziali eventi avversi associati al loro uso (1).
Comunque, accettando che un suffisso o un’abbreviazione possa riguardare la durata d’azione, dispositivi associati o un particolare target di popolazione, al fine di aiutare medici e pazienti a prescrivere o scegliere farmaci appropriati, l’EMEA ha semplicemente fornito alle ditte una nuova opportunità di aggiungere avvertenze (1).
La nuova posizione dell’EMEA è pericolosa, anche se proibisce l’uso di suffissi costituiti da singola lettera o numero.
L’uso dell’ INN per prevenire gli errori causati dai nomi commerciali dei farmaci
I nomi commerciali non sono necessari, per commercializzare un farmaco nell’UE. In base all’articolo 1 della Direttiva 2001/83/EC, l’INN ed il possessore dell’autorizzazione al commercio è sufficiente a designare un prodotto. Ogni INN è scelto dall’WHO (World Health Organization) dopo un rigoroso procedimento che comprende anche un periodo di 4 mesi di prova, per i commenti del pubblico, prima dell’adozione definitiva (32). Purtroppo, il sistema INN non è usato adeguatamente durante i corsi di studi e di formazione dei medici (33).
Fraintendere il nome di un farmaco per scarsa leggibilità, omonimia ed altro, porta a gravi errori terapeutici. E’ significativo il fatto che sono meno frequenti i report di errori di confusione tra gli INN che tra i nomi commerciali (34). Il nome del farmaco, un elemento chiave della confezione (29) ed il crescente numero di nomi che facilmente possono essere confusi, è una ragione in più per richiedere l’obbligo che l’INN sia visibile sulla confezione al pari del nome commerciale (9,35).
Bibliografia
Link: