Paola Cutroneo. Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università di Messina
Di recente sul New England Journal of Medicine (1) sono stati pubblicati i risultati di uno studio che ha valutato l’eventuale associazione tra esposizione a metoclopramide nel primo trimestre di gravidanza e rischio di esiti avversi sul feto. Di seguito viene riportata un’ampia sintesi dell’articolo.
Nonostante l’ampio utilizzo della metoclopramide, antiemetico di scelta nelle donne in gravidanza, solo pochi studi (di dimensioni relativamente piccole) hanno valutato l’associazione tra esposizione durante il primo trimestre di gravidanza e sicurezza sul feto, per cui non è stato possibile individuare gli eventi avversi del farmaco.
Al fine di stabilire la sicurezza d’uso della metoclopramide in gravidanza, è stato disegnato un ampio studio di coorte retrospettivo coinvolgendo i membri del Clalit Health Services, la principale organizzazione per la tutela della salute in Israele, che assicura circa il 70% della popolazione tra 15 e 49 anni di età del distretto Beer-Sheva, situato a sud di Israele. Il 98% dei parti di donne abitanti nel distretto avvengono all’ospedale regionale Soroka Medical Center.
Nell’analisi sono state incluse tutte le donne, registrate al Clalit Health Services e residenti al distretto Beer-Sheva, che hanno partorito al Soroka Medical Center, nel periodo compreso tra l’1 gennaio 1998 ed il 31 marzo 2007, ad esclusione dei casi di gravidanze gemellari.
Collegando i database del Clalit Health Services (dati demografici, clinici e di prescrizione farmaceutica dei membri del distretto) e del Soroka Medical Center (cartelle cliniche dei neonati e delle rispettive madri), è stato creato un registro di farmaci dispensati durante la gestazione e degli esiti delle gravidanze.
Il gruppo degli esposti era costituito dai nati da donne che nel primo trimestre di gestazione avevano assunto metoclopramide (dose definita giornaliera, DDD, 30 mg), mentre il gruppo dei non esposti comprendeva i nati da donne non trattate con il farmaco nel primo trimestre di gravidanza.
Sono stati valutati i seguenti outcome: malformazioni minori e maggiori, clusters (malformazioni simili osservate in >1 bambino) e malformazioni congenite multiple (presenza di >1 malformazione in un bambino), sottoclassi di malformazioni congenite maggiori, morte perinatale, nati pretermine (<37 settimane di gestazione), peso corporeo alla nascita basso (<2500 g) o molto basso (<1500 g), punteggio di Apgar a 1 minuto ed a 5 minuti dopo la nascita (Apgar ≤7 oppure ≥8). Sono state escluse le malattie cromosomiche.
Le associazioni tra uso di metoclopramide in gravidanza ed esiti avversi per il feto sono state aggiustate per variabili quali numero di gravidanze, età materna, gruppo etnico, presenza o assenza di diabete materno, fumo, presenza o assenza di febbre (temperatura corporea ≥ 38 °C) nel periodo peri-partum.
Durante il periodo in studio, su 113.612 neonati, 81.703 (71,9%) è nato da donne registrate al Clalit Health Service, delle quali 3458 (4,2%) avevano assunto metoclopramide durante il primo trimestre di gravidanza. Tra le donne registrate al distretto, su 998 aborti terapeutici, 38 avevano assunto metoclopramide. L’esposizione media (± DS) al farmaco nel periodo di gestazione considerato è risultata pari a 7,2 ± 5,4 DDD.
Sono stati individuati complessivamente 4016 neonati con malformazioni congenite maggiori e 1761 casi di morti perinatali. Rispetto alla non esposizione al farmaco, l’esposizione alla metoclopramide non è stata associata ad aumento statisticamente significativo del rischio di:
I risultati rimanevano sostanzialmente immodificati quando nell’analisi venivano inclusi gli aborti terapeutici di feti esposti e non esposti al farmaco (6,1% vs 5,9%; 0,99; 0,86-1,14). Non sono state individuate differenze significative tra i due gruppi per ciò che riguarda il rischio di malformazioni congenite minori o di malformazioni multiple (2,5% vs 2,3%; 0,92; 0,70-1,21), nè è stata trovata alcuna associazione tra i sottotipi di malformazioni congenite maggiori e l’uso di metoclopramide nel primo trimestre di gravidanza.
Sebbene sia stata evidenziata una frequenza superiore di malformazioni congenite maggiori nei nati da donne che assumevano dosi più elevate di metoclopramide rispetto ai nati da donne esposte a dosi inferiori o non esposte al farmaco, la relazione dose-risposta non è risultata statisticamente significativa sulla base dei risultati dell’analisi univariata (p=0,55) e anche dopo aggiustamento (numero di gravidanze, età materna, gruppo etnico, diabete materno, fumo) (p=0,82).
Nonostante lo studio, condotto su un’ampia coorte di bambini, presenti alcuni limiti (analisi di dati amministrativi e non revisione di cartelle cliniche; assenza di informazioni sull’aderenza alla terapia; esclusione di dati sugli aborti spontanei; presenza di fattori di confondimento legati allo studio osservazionale), questi risultati supportano la sicurezza d’uso della metoclopramide per il feto quando somministrata a donne in gravidanza per alleviare nausea e vomito.
Bibliografia