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Nell’ulcera peptica emorragica è opportuno continuare la terapia con aspirina a basse dosi?

Maria Antonietta Catania. Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia dell’Università di Messina

L’aspirina, ampiamente utilizzata nel trattamento di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, specie nelle persone anziane, si associa ad un aumento di 2-3 volte del rischio di ulcera peptica (UP) emorragica dose-dipendente. Il rischio non si riduce con l’uso cronico, aumenta ulteriormente con l’uso concomitante di altri antiaggreganti e non sembra si sviluppi una tolleranza agli effetti gastrolesivi.
In presenza di UP emorragica il protocollo prevede trattamento endoscopico, somministrazione di terapia antisecretiva e sospensione dell’antiaggregante fino a guarigione dell’ulcera.
Tuttavia, nel periodo di sospensione della terapia antiaggregante c’è il rischio di eventi cardio- e cerebrovascolari anche fatali.
In questi casi, il bilancio rischio/beneficio della terapia antiaggregante è rappresentato da una stima della possibilità che si sviluppino delle emorragie ricorrenti verso un evento trombotico.
Di recente è stato pubblicato un articolo sulla rivista Annals of Internal Medicine, relativo ad un RCT verso placebo in doppio cieco, per stabilire se una terapia acido-soppressiva conferisce una protezione sufficiente a permettere un precoce ripristino della terapia con aspirina dopo emostasi endoscopica.

Nello studio sono stati randomizzati 78 pazienti ad aspirina (80 mg/die) e 78 pazienti a placebo nelle 8 settimane immediatamente successive al trattamento endoscopico. Tutti i pazienti arruolati (n=156) sono stati sottoposti a trattamento endoscopico entro 24 ore dall’inizio dell’emorragia e trattati con un’iniezione in bolo di pantoprazolo 80 mg, seguita dall’infusione di pantoprazolo 8 mg/h per 72 ore. In seguito, i pazienti hanno ricevuto un trattamento per via orale (pantoprazolo 40 mg/die) fino al termine dello studio.
L’end point primario era la ricorrenza di un’emorragia dell’ulcera (con conferma endoscopica) entro 30 giorni, mentre gli end point secondari includevano la mortalità per tutte le cause, la mortalità attribuita ad un evento cardiovascolare, cerebrovascolare o a complicanze gastrointestinali, la necessità di trasfusioni ed interventi chirurgici, la durata della degenza ospedaliera, la ricorrenza di eventi ischemici acuti (sindrome coronarica acuta ed accidenti cerebrovascolari).

Nel presente studio, una precoce riassunzione di aspirina ha portato ad un aumento del 50% del rischio di emorragia ad un mese, ma i tassi di mortalità (soprattutto per cause cardiovascolari) erano più elevati quanto l’aspirina veniva sospesa fino alla guarigione dell’ulcera.
La differenza nel tasso di mortalità rimane significativa, anche se si escludono i decessi dovuti a complicanze gastrointestinali.
L’effetto protettivo degli antiaggreganti sembra superarne la potenziale tossicità gastrointestinale.

In conclusione

Bibliografia

  1. Sung JJY et al. Continuation of low-dose aspirin therapy in peptic ulcer bleeding. A randomized trial. Ann Intern Med 2010; 152: 1-9.

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