Reazioni avverse da erbe medicinali
A cura di
Gioacchino Calapai, Giovanni Polimeni, e Achille P. Caputi


"LA FITOTERAPIA NON È UNA PRATICA NON CONVENZIONALE"
dott. Aldo Pagni, Presidente Nazionale FNOMCeO

Siamo consapevoli che molti cittadini fanno ricorso a medicine non convenzionali o complementari e che non sono pochi i medici che le praticano, ma ciò non significa che esse siano efficaci.
D'altro canto non possiamo ignorare che esistono nel Parlamento italiano forze politiche che spingono perché alcune medicine non convenzionali siano riconosciute dalla legge e se ne preveda l'insegnamento presso le nostre Università.
La posizione della Federazione degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri è peraltro nota : la sola medicina che meriti il riconoscimento pubblico è quella scientificamente provata sulla base di modelli sperimentali misurabili e riproducibili.
Questo significa che laddove sia possibile dimostrare la validità terapeutica di un qualsiasi trattamento, purché essa non sia aneddotica e casuale, non c'è alcun motivo perché debba essere rifiutato.
Non esiste neanche in natura alcuna sostanza che "faccia bene" che non rechi con sé anche il rischio di "far male" : di questo devono essere consapevoli e il legislatore e la pubblica opinione.
Noi abbiamo il compito istituzionale di tutelare la salute dei cittadini dai ciarlatani, dai guaritori e dagli improvvisatori, e per questo ci preoccupiamo quando sentiamo citare "la naturalità" dei rimedi come requisito equivalente alla assoluta innocuità.
In questa prospettiva certamente la fitoterapia, intesa come cura e/o prevenzione delle malattie mediante la somministrazione di farmaci vegetali, non è identificabile con le pratiche mediche non convenzionali o alternative.
La fitoterapia, infatti, non produce alcuna particolare interazione mente-corpo, né lo sprigionamento di misteriose fonti energetiche vitali, e non "rasserena l'anima", come è stato scritto recentemente in un settimanale ad ampia tiratura, ma agisce in quanto usa sostanze chimiche presenti in natura, farmacologicamente attive - Le pozioni magiche estratte dalle piante sono altra cosa ! -
L'uomo, fin dai primordi della sua storia, ha fatto ricorso alle piante per curare le malattie e lenire i dolori, e non sono pochi, oggi, i farmaci in commercio che contengono estratti di piante medicinali, per la cura dei tumori, della ipertrofia prostatica, dei disturbi visivi, delle insufficienze vascolari o della depressione lieve e moderata.
Ancora oggi nel mondo circa l'80% della popolazione fa ricorso alle piante medicinali per soddisfare i propri bisogni primari di salute e I'OMS ha istituito nel 1992 un gruppo di esperti per definire e sviluppare i criteri e i principi generali per la valutazione dell'efficacia e della sicurezza degli estratti di piante medicinali e nel 1993 ne ha pubblicato i risultati sotto forma di linee-guida (Research guídelines for evaluating the safety and efficacy of herbal medicines - WHO 1993).
A testimonianza del rinato e crescente interesse verso questa disciplina, sta anche il fatto che 15 anni fa nessuna tra le maggiori delle 250 Aziende farmaceutiche mondiali aveva programmi di ricerca in questo settore, oggi più della metà di esse se ne occupa con linee di ricerca che interessano campi altamente sfidanti come l'oncologia (Lancet 1993).
La vigente normativa europea precisa che un farmaco vegetale è un prodotto medicinale avente come ingredienti farmacologicamente attivi esclusivamente piante medicinali o preparazioni di piante medicinali. Una preparazione di piante medicinali consiste in piante medicinali sminuzzate o polverizzate, estratti, tinture, oli essenziali ecc., in generale, tutte le preparazioni ottenute con procedimenti di frazionamento, purificazione e concentrazione.
Oltre ai farmaci vegetali (farmaci etici, farmaci da banco, e preparazioni galeniche) esiste un gran numero di prodotti vegetali che vengono commercializzati come integratori alimentari o dietetici dietro semplice notificazione al Ministero della Sanità e al riparo da qualsiasi controllo pubblico della qualità e della sicurezza.
Questi prodotti sono spesso basati sulle stesse piante medicinali utilizzate per realizzare i farmaci vegetali, ma non hanno il riconoscimento giuridico di farmaci. Pertanto non potrebbero essere prescritti per curare e prevenire le malattie : anche se di fatto ciò accade.
Per la legge italiana i farmaci vegetali non sono distinti da quelli appartenenti ad altre categorie eppure essi ricadono sotto la direttiva europea 65/65/CEE, recepita nell'ordinamento italiano in ottemperanza alla legge delega n.212 del 30 luglio l990, la quale prescrive che i prodotti per uso medicinale di ogni genere sono autorizzabili alla commercializzazione solo dopo che ne è stato certificato il possesso dei requisiti di qualità, sicurezza d'impiego e di efficacia terapeutica. L'European Medicines Evaluation Agency (EMEA), (la istituzione della LTE che presiede le autorizzazioni farmaceutiche) ha tuttavia affidato ad uno specifico gruppo di lavoro lo "Ad hoc herbal medicinal products Working Groupe" (HMPWG)" il compito di rivedere la regolamentazione europea attualmente esistente sui farmaci vegetali, modificarla, ed eventualmente implementarla al fine di renderla maggiormente funzionale e tale da favorire il loro accesso al mercato mediante le procedure di registrazione europee e la loro circolazione nei Paesi membri.
Questa nuova regolamentazione prevede determinate semplificazioni per l'allestimento delle domande di registrazione dei farmaci vegetali ; tuttavia i criteri fondamentali per la valutazione dell'immissibilità in commercio dovranno basarsi su standards scientifici uguali a quelli adottati per tutte le altre categorie di farmaci.
È per questo che riteniamo che si debba distinguere chiaramente tra prodotti privi di efficacia terapeutica, liberamente vendibili in erboristeria, e farmaci vegetali dispensabili nelle farmacie, dietro presentazione di ricetta medica.
Né condividiamo la tesi di coloro che propongono di istituire la specializzazione in fitoterapia, come esercizio di una pratica professionale. Ogni medico, durante il corso di formazione di base, dovrebbe acquisire conoscenze sui farmaci vegetali come componente indispensabile della sua preparazione di terapeuta.
La consultazione di banche dati internazionali dimostra infatti la sempre maggiore frequenza di reazioni avverse da farmaci vegetali, e la comparsa nei Paesi industrializzati di interazioni tra questi e le terapie convenzionali.
È inutile che si auspichi un numero sempre più ampio di segnalazioni delle reazioni avverse da farmaci da parte del medico, e poi si consenta al cittadino di assumere sostanze con effetto terapeutico prive di ogni controllo.

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