Vitamina E
(a cura di Alessandro Oteri, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università degli Studi di Messina)
La vitamina E (alfa tocoferolo) viene utilizzata come integratore alimentare nel trattamento e nella profilassi degli stati carenziali, più frequenti nei bambini affetti da fibrosi cistica ed atresia biliare e nelle sindromi da malassorbimento.
Utilizzata come antiossidante è ritenuta utile anche in patologie degenerative (demenza, malattia di Alzheimer e di Parkinson), nella profilassi dell’ischemia cardiaca nei pazienti ipercolesterolemici, nelle distrofie muscolari, nella prevenzione delle neoplasie e nella discinesia tardiva indotta da antipsicotici, nella abetalipoproteinemia, nell’acantocitosi, nelle malattie epatobiliari ed intestinali.
Nei neonati prematuri, la somministrazione di vitamina E può essere utile a prevenire la fibroplasia retrolentale, una malattia che può provocare distacco della retina e parziale cecità.
In virtù della sua capacità di inibire la produzione di perossido di idrogeno nelle piastrine, la vitamina E è in grado di interferire con l’aggregazione piastrinica (1).
Sulla base di tale meccanismo si può pertanto ipotizzare un effetto additivo tra alfa tocoferolo e farmaci che interferiscono con la coagulazione del sangue quali:
La somministrazione concomitante di vitamina E (400 UI/die) e di warfarin può prolungare l’international normalized ratio (INR) ed incrementare il rischio di emorragie (2). In un recente trial clinico condotto in doppio cieco su 25 pazienti non è stato comunque osservato alcun effetto additivo tra warfarin e vitamina E (3). Il rischio di tale interazioni sembra essere maggiore nei soggetti con carenze di vitamina E (4).
Potenziali interazioni possono manifestarsi anche con erbe che alterano i parametri della coagulazione quali aglio o gingko (5). Interazioni di questo tipo non sono state comunque finora riportate.
Un recente studio ha evidenziato che la somministrazione concomitante di ciclosporina e vitamina E determina una significativa riduzione dei livelli plasmatici del farmaco immunosoppressore con un meccanismo d’azione non ancora ben chiarito (6).
Nei soggetti con diabete di tipo 2, la somministrazione concomitante di farmaci ipoglicemizzanti e vitamina E può causare un’eccessiva riduzione dei livelli plasmatici di glucosio (7,8).
Infine, esiste una controversia riguardo l’uso concomitante di farmaci chemioterapici e vitamina E (9). Molti chemioterapici agiscono infatti attraverso la formazione di radicali liberi che risultano tossici per le cellule tumorali. Alcuni autori sostengono che gli antiossidanti quali la vitamina E possono interferire con tale meccanismo d’azione. In altri casi viene invece riportato che la vitamina E è in grado di proteggere l’organismo dagli effetti collaterali associati all’uso di tali farmaci, senza interferire col loro effetto terapeutico (10).
Bibliografia.