(a cura di Alessandro Oteri, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università degli Studi di Messina).
La Boswellia serrata è un albero originario dell’India da cui si estrae una gommoresina formata per il 16% da un olio essenziale contenente terpeni, acidi boswellici e polisaccaridi. Gli acidi boswellici agiscono da inibitori selettivi della lipossigenasi, enzima deputato alla sintesi dei leucotrieni; in particolare, l’acido cheto-β-boswellico inibisce l’attività dell’elastasi leucocitaria, l’enzima coinvolto nei processi infiammatori cronici (1).
Sebbene in letteratura non siano descritti casi di interazioni farmacologiche relativi alla Boswellia, all’Istituto Superiore di Sanità sono stati segnalati, nell’ambito dello studio pilota sulla sorveglianza delle reazioni avverse da erbe medicinali, due casi di interazione col warfarin, verificatisi in due pazienti di 64 e 73 anni che assumevano questo prodotto per il trattamento del dolore da osteoartrosi (2). In entrambi i casi è stato evidenziato un innalzamento del tempo di protrombina. Tale dato indica la necessità di porre attenzione nei confronti di tale rimedio erboristico, quando viene somministrato in pazienti già sottoposti a terapia anticoagulante.
Infine, in uno studio sperimentale, condotto su un estratto costituito da varie specie di Boswellia è stata osservata la capacità del preparato di inibire varie isoforme enzimatiche del citocromo P450 (principalmente CYP3A4, 2C9 e 2C19) (3).
Bibliografia