(a cura di Alessandro Oteri, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università degli Studi di Messina)
Il riso rosso fermentato è un prodotto che si ottiene dalla fermentazione del comune riso da cucina (Oryza sativa) con un particolare lievito chiamato Monascus purpureus. Per la presenza di acidi mevinici, (in particolare monacolino K), viene utilizzato come supplemento dietetico per il trattamento dell’ipercolesterolemia.
Poiché, il monacolino K è un composto strutturalmente identico alla lovastatina, l’uso del riso rosso fermentato dovrebbe essere evitato in pazienti già in trattamento con statine (1).
Inoltre, poiché la lovastatina viene estesamente metabolizzata dal CYP3A4, l’uso di prodotti a base di riso rosso fermentato dovrebbe essere evitato in pazienti sottoposti all’assunzione di farmaci induttori (quali barbiturici, carbamazepina, nevirapina, oxacarbazepina, fenitoina, rifampina, erba di S. Giovanni ecc.) o inibitori (amiodarone, claritromicina, antifungini azolici, ciclosporina ecc.) dell’enzima che potrebbero ridurre l’efficacia di tali prodotti o aumentarne il rischio di miopatia.
In letteratura viene riportato il caso di una donna, in trattamento con ciclosporina a seguito di un trapianto di rene, che ha assunto spontaneamente una preparazione fitoterapica contenente tra gli altri ingredienti riso rosso fermentato. Dopo 2 mesi di terapia, la donna ha manifestato un forte aumento dei livelli di CPK i cui valori sono ritornati nella norma solo dopo la sospensione del prodotto fitoterapico (2). Gli autori del case report hanno ipotizzato che alla base dell’evento avverso vi potesse essere un’interazione farmacologica tra il monacolino K e la ciclosporina.
Infine, dato il rischio documentato di interazione tra lovastatina e warfarin, i pazienti in trattamento con anticoagulanti cumarinici dovrebbero evitare l’uso di prodotti a base di riso rosso fermentato (3).
Bibliografia