(a cura di Alessandro Oteri, Dipartimento Clinico e Sperimentale di Medicina e Farmacologia, Università degli Studi di Messina).
L'andrografis (Andrographis panicolata) è stata impiegata per lunghi secoli nella medicina tradizionale cinese, indiana e tailandese, per la cura del raffreddore, della diarrea e della febbre, associati alle malattie infettive (1).
I principali costituenti chimici, responsabili almeno in parte dell’attività immunostimolante della pianta, includono flavonoidi e lattoni diterpenici (andrografolide e neoandrografolide) (2).
In vitro, gli estratti della pianta hanno dimostrato la capacità di inibire le isoforme CYP3A4 e CYP2C9 del citocromo P450 (3).
Inoltre, nell’animale da esperimento, l’estratto di andrografis ed il suo principale costituente (andrografolide) hanno evidenziato la capacità di ridurre i livelli plasmatici di teofillina attraverso un meccanismo che prevede l’induzione del CYP1A2 (4).
I pazienti in trattamento con farmaci metabolizzati da questi sistemi enzimatici dovrebbero essere informati sul potenziale rischio di interazioni farmacocinetiche associate all’uso concomitante dell’andrografis.
Bibliografia