FOCUS: Bollettino di Farmacovigilanza

ANNO IX - N. 31 - PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE

AGOSTO 2002

Stampa ad esclusivo uso interno delle ULSS


Bollettino di Farmacovigilanza
ISDB MEMBER (International Society of Drug Bulletins)

Regione Veneto Assessorato alla Sanità Provincia Autonoma di Trento
Servizio di Farmacologia Medica
WHO Reference Centre, Univ. Verona
Società Italiana di Farmacia Ospedaliera
Sezione Veneto

IN QUESTO NUMERO

-->In attesa del Cronos, il punto sui farmaci per l'Alzheimer
-->Farmaci e disturbi cognitivi degli anziani
-->Antibiotici iniettabili e shock anafilattico
-->O la "borsa" o la "vita"


ARGOMENTI

In attesa del Cronos, il punto sui farmaci per l'Alzheimer

Il morbo di Alzheimer (MA) è la maggiore causa di demenza nelle classi di età oltre i 65 anni. La malattia sembra essere più frequente nelle donne (forse in relazione al fatto che sono più longeve) e, in ambo i sessi, in persone con basso livello di scolarità.
In Italia si calcola che le persone affette da MA siano oltre cinquecentomila. Il problema si allarga anche alle persone coinvolte nella gestione di questo tipo di patologia (dai familiari, ai medici di famiglia, ai badanti). I sistemi sanitari ed i servizi sociali necessitano, quindi, di rapide soluzioni per ridurre il peso economico eccessivo che grava sulla società a causa di questa e delle altre patologie degenerative degli anziani.
Unendo la necessità di venire incontro alle esigenze di pazienti e familiari e di valutare l'entità del problema in Italia il Ministero della Salute ha avviato uno studio osservazionale denominato "Progetto Cronos", che prevede l'erogazione gratuita dei tre farmaci registrati a livello europeo per il trattamento della malattia di Alzheimer nella forma lieve e moderata (Mini Mental Status Exam non inferiore a 10).
Questi, che rappresentano gli unici strumenti terapeutici finora disponibili, sono farmaci ad azione sintomatica che aumentano l'acetilcolina a livello sinaptico, impedendone la degradazione per opera della acetilcolinesterasi. Il razionale d'uso muove dall'osservazione che, nell'animale da laboratorio, lesioni del sistema colinergico e farmaci ad attività atropinosimile riducono la capacità di apprendimento e determinano amnesia retrograda, mentre farmaci ad attività colinergica diretta o indiretta, somministrati per via generale o direttamente in aree cerebrali circoscritte, potenziano la capacità di apprendimento o correggono i deficit dell'apprendimento stesso. D'altro canto, se è vero che nel MA si ha una degenerazione dei circuiti nervosi, soprattutto di quelli a trasmissione colinergica, difficilmente un aumento dell'acetilcolina nelle connessioni nervose potrà supplire a tale degenerazione.

Le molecole
I principi attivi utilizzati sono donepezil (Aricept‚ Memac), rivastigmina (Exelon, Prometax), e da ultimo galantamina (Reminyl), tutti inibitori specifici e reversibili dell'acetilcolinesterasi.
I risultati hanno mostrato per tutte le molecole un miglioramento significativo delle funzioni cognitive, mentre dati meno incoraggianti si estrapolano per quel che riguarda la qualità di vita dei malati. Questa categoria di farmaci non sembra essere in grado di alterare la progressione della malattia ed ha effetti unicamente sintomatici. L'effetto terapeutico dipende dalla presenza di neuroni colinergici funzionanti per cui, col progredire della malattia, ci si deve attendere una diminuzione dell'azione dei farmaci. Quando l'effetto non è più evidente il trattamento va sospeso.

La tollerabilità negli studi clinici…
I principali effetti avversi, riassunti nella Tabella 1, presentano un'incidenza maggiore a dosaggi elevati (in particolar modo per la galantamina).
La loro comparsa a livello gastrointestinale è la causa principale di abbandono del trattamento (rappresenta il 15% per la rivastigmina). Per la galantamina la sospensione del trattamento per la comparsa di nausea e vomito è risultata doppia fra i pazienti in trattamento con il farmaco rispetto al placebo e più frequente alla dose di 32 mg rispetto a 24 mg.
Nella realtà italiana del Progetto Cronos il 6.6% dei pazienti ha sospeso il trattamento (non vengono specificati ulteriori dati).

Tabella 1. Reazioni avverse osservate nei trial clinici

 

Sistema cardiovascolare

Apparato gastrointestinale

SNC e Periferico

Altro

Donepezil

Ipo/ipertensione, vasodilatazione, fibrillazione atriale, angina pectoris, IMA, BAV 1° grado, sincope (frequenza 1:1000)

Nausea, vomito, diarrea, dispepsia (5-10%)

Mal di testa, insonnia, vertigini (<= 10%)

Incontinenza urinaria

Rivastigmina

Ipertensione (3% con dosaggio 6-12 mg/die)

Nausea, vomito, diarrea, dispepsia (61% vs 15% nei trial con placebo)

Capogiri (19%), cefalea, agitazione, confusione mentale

Infezioni tratto urinario (7%)
Incontinenza urinaria (rara)

Galantamina

Bradicardia (2-3%), BAV 1° grado, (5,7% con 32 mg)

Nausea, vomito, diarrea (12%), perdita di peso (4-9%)

   

…con uno sguardo alla letteratura…
Donepezil
Una review sull'uso e sulle reazioni avverse di questa molecola, pubblicata sul Bollettino inglese di Farmacovigilanza (Current Problems in Pharmacovigilance) nel 1999, rispetto a quanto già noto riporta:

Sempre in Inghilterra è stato eseguito uno studio attraverso il Prescription Event Monitoring su 1762 pazienti in terapia con donepezil per un periodo di 6 mesi. I principali eventi avversi rilevati in questi pazienti interessavano l'apparato gastrointestinale ed anche stanchezza ed insonnia (tutte segnalate in scheda tecnica). Case report in letteratura riportano anche:

Rivastigmina
Nella letteratura internazionale si ritrovano due report:

Nel gennaio 2001 la ditta produttrice ha apportato delle modifiche al foglietto illustrativo in seguito a segnalazioni di vomito severo (in un caso si è manifestata anche rottura esofagea) dovuto alla sospensione e risomministrazione del farmaco a distanza di alcuni giorni. Tra le avvertenze è stato aggiunto che in seguito ad interruzione della terapia il trattamento deve ricominciare al dosaggio di 1,5 mg/die aumentando poi gradatamente onde evitare fenomeni di vomito severo.
Infine è interessante riportare una segnalazione di due casi di sindrome di Pisa insorti in due donne coreane, di 53 e 73 anni, in trattamento con risperidone (0,5 mg/bid) e donepezil (5 mg/die); i sintomi scomparirono dopo sospensione del donepezil e ricomparvero dopo assunzione di rivastigmina (3 mg).

…e alla segnalazione di ADR in Italia
L'analisi delle schede (Tabella 2) non porta a dati di incidenza delle reazioni avverse, ma permette di osservare i profili di sicurezza dei farmaci ed eventuali segnalazioni di reazioni non note o molto rare come, ad esempio, fra le reazioni avverse cardiovascolari i casi di infarto, blocco atrio-ventricolare e sincope.
Segnaliamo inoltre, tra i disturbi psichiatrici, 5 casi di anoressia per donepezil e 5 casi per rivastigmina. I dati riguardanti la galantamina sono numericamente inferiori a causa della recente immissione in commercio (aprile 2001).

Tabella 2. ADR segnalate presenti nella Banca Dati del Ministero della Salute

 

Sistema CV

Apparato GI

SNC e perif

Disordini psichiatrici

Altre

Donepezil

27

80

19

37

34

Rivastigmina

13

73

19

35

10

Galantamina

5

15

9

13

7

Totale

45

168

47

85

51

Conclusioni
La Cochrane Library, in particolare il gruppo di lavoro Cochrane Dementia and Cognitive Improvement Group, ha eseguito nel 2002 una review degli studi clinici sulle tre molecole con lo scopo di determinarne l'efficacia clinica e la tollerabilità.
I rilievi che vengono fatti dalla Cochrane sono metodologici, ed in particolare:

I risultati sono stati riassunti nella tabella 3.

Partendo dal presupposto che si tratta di farmaci sintomatici, un endpoint importante è il miglioramento della qualità della vita. Secondo il gruppo Cochrane tale obiettivo è raggiunto solo dalla rivastigmina che, tra l'altro, sembra essere anche la più tollerata.

Allo stato attuale è difficile trarre conclusioni definitive su queste nuove molecole, dalle quali molto ci si aspetta. Speriamo si possano raggiungere una volta che siano noti i dati del "progetto Cronos", per la conclusione del quale è stata recentemente richiesta una proroga.

Tabella 3. Risultati della review del Gruppo Cochrane

Molecola

Obiettivi1

Risultati

Conclusioni

Donepezil
versus
placebo

ADAS-Cog
CIBIC-Plus
GBS
MMSE

  1. miglioramento dei parametri
  2. maggiori dropout nel gruppo con 10 mg/die
  3. minima differenza di benefici con 10 mg/die rispetto a 5 mg/die

Nessun miglioramento della qualità della vita.
Mancano dati sul lungo periodo.

Rivastigmina
versus
placebo

Idem

  1. miglioramento dei parametri
  2. apparente minore incidenza di effetti avversi
  3. dropout con 6-12 mg/die 35% verso il 17% con placebo

Presenta benefici sulla qualità della vita.
Mancano dati sul lungo periodo.

Galantamina
versus
placebo

Idem

  1. effetti positivi nei trial di 3-5 mesi
  2. miglioramento funzioni cognitive con 16 mg/die
  3. dropout più frequenti con 32 mg/die

Mancano dati sul miglioramento della qualità della vita e sul lungo periodo.

(1) ADAS-Cog: Alzheimer's Disease Assessment Scale - cognitive subscale
CIBIC-Plus: Clinician's Interview Based Impression of Change
GBS: Gottfries-Brane-Steen
MMSE: Mini Mental Status Exam

Mentre andiamo in stampa abbiamo avuto notizia che, con procedura centralizzata europea, è stata autorizzata l'immissione in commercio di EBIXA, un nuovo farmaco per il morbo di Alzheimer il cui principio attivo è la memantina cloridrato, un antagonista competitivo dei recettori dell'NMDA.

ERRATA CORRIGE
Sul precedente numero di FOCUS (n. 30) è stato erroneamente usato il termine "fitofarmaci" anziché "fitoterapici": ci scusiamo con i lettori per il refuso.

Farmaci e disturbi cognitivi negli anziani

I disturbi cognitivi sono caratterizzati da un'alta prevalenza nella popolazione anziana e da un elevatissimo costo economico e sociale. I quadri clinici caratterizzati da "demenza" e da stato confusionale (o delirium) si stanno delineando come due dei principali problemi attinenti la programmazione sanitaria anche se la loro reale portata non sembra ancora del tutto chiara.
Il termine demenza descrive in realtà diverse malattie del cervello (es. malattia di Alzheimer, demenza a corpi di Levy, demenza multiinfarto, ecc.) caratterizzate da un lento e progressivo declino della memoria associato ad altri importanti deficit cognitivi come turbe del linguaggio, delle abilità motorie, della percezione, ecc..
La frequenza di tali disturbi aumenta significativamente con l'età, interessando il 25-48% degli anziani oltre gli 85 anni di età. Ogni anno circa l'1% dei soggetti sopra i 65 anni si ammala di una qualche forma di demenza.
Il delirium è, invece, uno stato confusionale (spesso di natura organica o iatrogena) caratterizzato da una rapida insorgenza e da disturbi della sfera cognitiva (memoria, attenzione, ecc.) che possono avere un andamento fluttuante nel corso della giornata, con disorientamento temporo-spaziale, alterato stato di coscienza e disturbi deliranti ed allucinatori (spesso allucinazioni visive e tattili).
Per il delirium è difficile determinare l'incidenza a causa, negli studi disponibili, di grandi differenze nel disegno, nella metodologia usata (per es. della stessa definizione di delirium) e nelle caratteristiche dei pazienti studiati. E' stata comunque stimata un'incidenza del 10-16% al momento dell'ammissione in ospedale e un'incidenza variabile dal 18 al 38% durante l'ospedalizzazione.
In questo articolo verranno brevemente trattati i farmaci che possono indurre, negli anziani, disturbi cognitivi importanti come la demenza e il delirium.

Dati epidemiologici
La prevalenza di demenza indotta da farmaci nella popolazione generale non è nota.
In uno studio condotto su 308 pazienti 35 avevano avuto una reazione avversa ad un farmaco che aveva contribuito al danno cognitivo. La sospensione del farmaco o modifiche del dosaggio portarono ad un miglioramento della cognizione in tutti i pazienti. Per il 29% di questi pazienti il farmaco era la sola causa del declino cognitivo. Il delirium, rispetto ad altri disturbi cognitivi, è più facilmente riconducibile a tossicità da farmaci. Secondo alcuni studi condotti su pazienti anziani ospedalizzati l'incidenza di casi di delirium indotto da farmaci va dall'11% al 30%.

Principali classi di farmaci associati a demenza o delirium
Quasi tutte le classi di farmaci possono causare disturbi cognitivi in modo più o meno grave in relazione alla suscettibilità dei soggetti.
Tuttavia studi prospettici hanno evidenziato che solo alcuni farmaci sono maggiormente considerati fattori di rischio per delirium/demenza.
Può essere difficile definire i deficit cognitivi indotti da alcuni di questi farmaci poiché tali deficit sono strettamente correlati alla patologia da curare (p. es. depressione, psicosi).
Nella Tabella a pag. 5 sono riportate le classi di farmaci maggiormente implicate nel causare stati confusionali o demenza (informazioni ricavate da case report, dati epidemiologici e trial clinici).

Strategie preventive
I farmaci dovrebbero essere sempre considerati come una potenziale causa quando un paziente presenta cambiamenti cognitivi. Anche se dagli studi condotti emerge che solo alcuni farmaci sono associati ad una maggiore incidenza di questi disturbi occorre tener presente che pazienti anziani e deboli sono maggiormente suscettibili (presentano alterazioni del numero e delle caratteristiche di alcuni tipi di recettori o della permeabilità delle membrane e squilibri di neurotrasmissione) e che il rischio aumenta in soggetti con preesistenti disordini cognitivi.
Alcuni accorgimenti diretti a prevenire disturbi cognitivi possono essere:

  1. aggiustamenti della dose basati sui cambiamenti farmacocinetici età-correlati;
  2. attenti follow-up da parte dei medici al fine di conoscere tutti i farmaci assunti (inclusi OTC) dai pazienti e identificare precocemente danni cognitivi farmaco-indotti (spesso possono essere interpretati nell'anziano come un inizio di demenza a cui segue la prescrizione di altri farmaci);
  3. riduzione del rischio di interazioni tra farmaci eliminando l'uso di farmaci non necessari o ricorrendo a trattamenti più sicuri.

Tabella. Farmaci maggiormente responsabili nel causare demenza o delirium

ANALGESICI
oppioidi

Particolare evidenza per petidina: possiede un metabolita attivo che si accumula in pazienti anziani con insufficienza renale ed è associato a tossicità a livello del SNC

ANALGESICI
non-oppioidi (FANS)

L'incidenza totale è bassa e solo ad alte dosi (p. es. nell'intossicazione acuta o cronica con salicilati). Rischio più elevato con indometacina

ANTICOLINERGICI

L'attività anticolinergica è strettamente correlata all'insorgenza di disturbi cognitivi. Elevato rischio per atropina, scopolamina, oxibutinina, iosciamina, tolterodina

ANTIDEPRESSIVI

Tra i TCA, desipramina e nortriptilina hanno meno proprietà anticolinergiche di amitriptilina; da preferire gli SSRI perché meno a rischio

ANTIEPILETTICI

Potenzialmente tutti associati a rischio, che aumenta in caso di politerapie. Studi condotti su pazienti non anziani dimostrano come carbamazepina, fenitoina e ac. valproico siano meglio tollerati di fenobarbital e primidone. Anche farmaci più recenti (p. es. vigabatrin, gabapentin) sembrano essere associati a un minor rischio di indurre effetti sulla cognizione

ANTIIPERTENSIVI

Tiazidi, calcio-antagonisti, ACE-inibitori e beta-bloccanti raramente causano danni cognitivi. Maggior rischio per clonidina, metildopa e reserpina: se possibile evitarli negli anziani

ANTISTAMINICI/ANTI-H1

Da preferire antistaminici di II generazione (p. es. loratadina, astemizolo). Cetirizina, anch'essa di II generazione, ha effetti sedativi intermedi

ANTI-H2

Tendono tutti a causare disturbi cognitivi. L'incidenza è comunque rara; più probabile in anziani ospedalizzati e in pz. con insufficienza renale

ANTIPARKINSONIANI

Sono tutti potenzialmente implicati nel causare confusione/delirium. L'eziologia di questi effetti è però correlata alla progressione della malattia stessa

ANTIPSICOTICI

Farmaci ad alta attività anticolinergica centrale (come clorpromazina e tioridazina) sembrano peggiorare la cognizione; sono da preferire risperidone e olanzapina. Descritti stati confusionali da clozapina

BENZODIAZEPINE

Dosi elevate sono maggiormente associate a delirium. Gli anziani sviluppano tolleranza a questi effetti più lentamente rispetto agli individui giovani

CORTICOSTEROIDI

Alte dosi sono associate a danni cognitivi reversibili. Segnalazioni di casi singoli in pazienti in trattamento con prednisone in dosi da 60-100 mg

FLUOROCHINOLONI

Studi retrospettivi e segnalazioni di singoli casi

LITIO

Molti farmaci utilizzati in geriatria interagiscono con il litio e possono aumentare il rischio di tossicità (p. es. diuretici tiazidici e FANS)

 

Antibiotici iniettabili e shock anafilattico

Recentemente, sul sito web del Ministero della Salute, è stato pubblicato un articolo sull'uso in Italia degli antibiotici iniettabili (con nota CUF 55 o 55bis o 56). In questa ricerca si evidenzia un utilizzo notevolmente allargato di questi farmaci con estrema variabilità regionale, da 0,3 DDD/1000ab./die nel nord a 1,5 nel sud. Il maggior uso nelle regioni del sud non è giustificato né da differenze demografiche, in quanto queste regioni hanno una popolazione più giovane, né da ragioni epidemiologiche. Non è neppure verosimile che nelle regioni del nord i medici omettano di prescrivere la terapia antibatterica quando necessaria, anzi il livello d'uso nelle regioni dell'Italia del nord è superiore a quello di molti Paesi europei. Questi dati (rimandiamo al sito del Ministero per una visione più dettagliata) portano alla conclusione che la terapia antibatterica per via parenterale in Italia viene spesso prescritta in maniera inappropriata.
Quali sono i possibili riflessi delle prescrizioni inappropriate da antibiotici iniettabili? Sicuramente economici ma anche sulla stessa salute dei cittadini. Per verificare questa ultima osservazione abbiamo fatto una ricerca nel database della segnalazione di ADR dell'OMS trovando che su 382 casi di shock anafilattico da antibiotici iniettabili ben 104 (27%) provengono dall'Italia. Dato estremamente elevato se si tiene conto che l'Italia contribuisce alla banca-dati dell'OMS solo per circa l'1% e che non abbiamo riscontrato una percentuale così elevata di shock anafilattici per altre classi di farmaci.Va anche sottolineato che il 15,4% delle segnalazioni italiane di shock anafilattico da antibiotici iniettabili riguardavano bambini di età compresa tra 1 e 13 anni e che spesso le prescrizioni erano effettuate per infezioni delle alte vie respiratorie.
Alla luce di questi dati ci sembra necessario un ripensamento da parte dei medici sull'utilizzo di questi farmaci. Un loro uso più razionale, circoscritto e adeguato può infatti contribuire a limitare l'insorgenza di gravi eventi avversi, tipici delle preparazioni iniettabili, come lo shock anafilattico.

 

O la "borsa" o la vita

I trial clinici randomizzati e controllati sono il modo migliore per determinare una relazione tra il trattamento farmacologico e l'outcome e anche per determinare se vi sono differenze cliniche importanti nell'efficacia e nella sicurezza tra diverse terapie. Così la lettura degli articoli che riportano i risultati di trial clinici rappresenta uno strumento di formazione indispensabile per l'aggiornamento dei medici. Lettura, purtroppo, non sempre di facile comprensione anche perché talvolta i risultati dei trial vengono riportati in maniera inadeguata e poco chiara, tanto da impedire al lettore una corretta e critica valutazione del farmaco oggetto di studio. Si può anche assistere alla pubblicazione di articoli che "deformano" la realtà! Questo fenomeno è stato analizzato recentemente in un editoriale del British Medical Journal (2002; 324:1287). Esso denunciava che quanto pubblicato nel settembre 2000 su JAMA, relativamente ai risultati dello studio CLASS sulla sicurezza a lungo termine del celecoxib, non corrispondeva (nel disegno dello studio, negli esiti, nella durata dei risultati e nell'analisi) ai trial originali. Le stesse conclusioni dell'articolo di JAMA, che indicavano una più bassa incidenza di reazioni avverse GI per il celecoxib rispetto ai FANS classici, sono in contraddizione con quanto osservato.
I risultati viziati pubblicati nell'articolo di JAMA hanno avuto una grande diffusione anche attraverso l'acquisto dall'editore di circa 30000 copie. L'ampia diffusione dello studio, ripetutamente citato in diversi articoli, è andata di pari passo con l'incremento delle vendite di celecoxib da 2.023.000 dollari nel 2000 a 3.114.000 dollari nel 2001. Anche lo studio VIGOR per il rofecoxib non è esente da critiche, infatti è stato pubblicato sul NEJM come un trial di 9 mesi ed i risultati in possesso dell'FDA sono virtualmente gli stessi. Tuttavia nello studio pubblicato sul NEJM non sono state presentate le frequenze di alcuni eventi avversi come eventi trombotici cardiovascolari e digestivi, oltre al fatto che come FANS classico di confronto è stato utilizzato il naprossene che più di altri FANS ha un elevato rischio di emorragie gastrointestinali.
Che sia necessario un maggiore e più trasparente accesso ai dati dei trial clinici pubblicati è ormai cosa evidente, a maggior ragione quando ci si trova di fronte a studi con dati mancanti o inspiegabilmente diversi da quelli messi a disposizione delle autorità regolatorie.Viene da pensare che per porre rimedio a risultati scientifici equiparabili a quelli ottenuti da vecchie molecole (che il nuovo miracolo o meglio miracolato farmaco dovrebbe sostituire) non si esiti a presentare, come in un gioco di prestigio, dati incompleti o alterati. Le ragioni possono essere comprensibili, anche se non condivisibili, basti pensare a come l'andamento in borsa delle azioni delle aziende farmaceutiche sia influenzato dai dubbi sull'efficacia e sulla sicurezza dei loro farmaci.
A titolo di esempio riportiamo un trafiletto del Finacial Times del 10 luglio 2002: "Ieri i titoli di Wyeth Pharmaceuticals sono crollati del 20% in seguito ai risultati di uno studio da cui è emerso che il Premarin, utilizzato come terapia ormonale sostitutiva nelle donne in età post-menopausale, aumenta i rischi di tumore alla mammella, di malattie cardiovascolari e di ictus. I risultati dello studio clinico, della durata di 8 anni, condotto da Women's Health Initiative su 16600 donne, saranno pubblicati a fine mese sul Journal of the American Medical Association (JAMA)."

 

Redazione di Focus
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Direttore responsabile: G. P. Velo1 Comitato di redazione: V. Albanese2, O. Basadonna2, C. Bellantuono3, S. Belli3, F. Binetti2, D. Busetto3, A. Cocci2, A. Conforti1, O. Codella3, F. Del Zotti4, G. Dusi2, R. Fratton2, E. Ghiotto2, M. Giacomazzi5, S. Girotto4, F. Guerrini4, L. Guglielmo3, R. Leone1, N. Montanaro6, U. Moretti1, D. Motola6, F. Mozzo1, G. Pilastro2, M. Ragazzi2, B. Rambaldi2, D. Resi6, C. Sartori2, M. Venegoni3

1Servizio Farmacologia Medica, Azienda Ospedaliera e Università di Verona; 2Farmacisti ULSS od ospedalieri del Veneto, Trentino e Lombardia; 3Medici Ospedalieri; 4Medici di Medicina Generale; 5Assessorato alla Sanità, Regione Veneto; 6Centro Regionale di Valutazione e Informazione sui Farmaci (CReVIF), Dipartimento Farmacologia, Università di Bologna

Regione Veneto, Assessorato alla Sanità - Provincia Autonoma di Trento - Centro Regionale sul Farmaco, Unità di Farmacovigilanza, WHO Reference Centre (Verona) - Società Italiana di Farmacia Ospedaliera, Sezione Veneto - Centro Regionale di Farmacovigilanza della Lombardia - CReVIF, Dipartimento di Farmacologia, Università di Bologna


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