FOCUS: Bollettino di Farmacovigilanza

ANNO X - N. 33 - PUBBLICAZIONE TRIMESTRALE

FEBBRAIO 2003

Stampa ad esclusivo uso interno delle ULSS


Bollettino di Farmacovigilanza
ISDB MEMBER (International Society of Drug Bulletins)

Regione Veneto Assessorato alla Sanità Provincia Autonoma di Trento
Servizio di Farmacologia Medica
WHO Reference Centre, Univ. Verona
Società Italiana di Farmacia Ospedaliera
Sezione Veneto

IN QUESTO NUMERO

-->Editoriale
-->L'unione fa la forza
-->Ancora un sondaggio!
-->Segnali dal mondo


EDITORIALE

Un grazie a chi segnala

L’anno appena trascorso ha rappresentato per chi lavora nel campo della farmacovigilanza e in particolare nella segnalazione spontanea una specie di “prova del fuoco”. Il “caso cerivastatina” dell’agosto 2001 con il clamore suscitato nei media, l’avvio nel gennaio 2002 della “Rete Nazionale di Farmacovigilanza” da parte del Ministero della Salute con la raccolta telematica delle segnalazioni e l’organizzazione, lungo tutto l’anno, di corsi di formazione sulla farmacovigilanza, rivolti sia a medici che a farmacisti, hanno richiamato nuovamente e giustamente l’attenzione sull’importanza del profilo di sicurezza dei farmaci. Ma tutti questi eventi hanno avuto un impatto positivo, e soprattutto duraturo, sulla voglia da parte di medici e farmacisti di partecipare in modo attivo alla sorveglianza degli effetti avversi da farmaci? La risposta a voi, anche dopo la lettura del tradizionale articolo che ogni anno presentiamo sui dati della segnalazione spontanea.
Come lo scorso anno i risultati presentati nell’articolo provengono dalle regioni Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e dalla provincia autonoma di Trento, che costituiscono il Gruppo Interregionale di Farmacovigilanza (GIF). A queste regioni speriamo si aggiunga a partire da quest’anno anche la Sicilia. Il Gruppo e le sue attività si stanno rafforzando e abbiamo così deciso di creare un sito web (www.gruppogif.org) dove, oltre alla descrizione di ciò che viene fatto nella segnalazione spontanea nelle regioni interessate, pensiamo di potenziare l’informazione di ritorno, non solo verso i segnalatori, ma anche per i cittadini. Verranno inseriti periodicamente i dati e i segnali più importanti sulle reazioni avverse da farmaci. Speriamo che diffondere con continuità le informazioni sulle reazioni avverse segnalate possa portare ad un maggior coinvolgimento degli operatori sanitari e quindi ad un aumento nel numero e nella qualità delle segnalazioni, requisiti fondamentali per consentire al sistema di individuare precocemente segnali d’allarme. Desideriamo quindi ringraziare sentitamente tutti coloro che si sono attivati inviandoci segnalazioni di reazioni avverse da farmaci. Il tempo a ciò dedicato non è sprecato! Le segnalazioni sono essenziali. La migliore conoscenza dei rischi legati all’assunzione dei farmaci porta certamente ad un uso più razionale e sicuro degli stessi.
Ci scusiamo infine del ritardo nell’uscita di questo numero di FOCUS dovuto all’attesa delle ultime segnalazioni del 2002.

Giampaolo Velo

ARGOMENTI

L’unione fa la forza!
La segnalazione spontanea nel 2002 in Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Provincia Autonoma di Trento

Come tradizione dedichiamo il primo numero dell’anno in particolare all’analisi dei dati della segnalazione spontanea convinti e consapevoli che, per stimolare una vostra partecipazione
attiva al sistema, siano necessarie una precisa e puntuale informazione di ritorno, ed una indicazione dei principali “segnali” emersi dall’analisi stessa. I dati provengono come l’anno scorso dalle regioni del Gruppo Interregionale di Farmacovigilanza (www.gruppogif.org).

  • Popolazione: ~ 18.000.000
  • Tasso di segnalazione: 196,8 segnalazioni/milione abitanti
  • N. schede pervenute: 3.538
  • N. segnalatori (medici/farmacisti): 1720 (1689/31)
  • Schede con reazioni gravi: 44,1%

Ad oggi sono pervenute ai Centri Regionali del gruppo 3.538 segnalazioni di reazioni avverse verificatesi nel 2002. Il 44% delle schede pervenute si riferisce ad eventi gravi, confermando una buona adesione alle nostre linee-guida su cosa segnalare.

Figura 1

Figura 1: Tasso di segnalazione nelle diverse regioni

La Figura 1, che riporta i tassi di segnalazione negli ultimi tre anni, evidenzia innanzitutto l’aumento delle segnalazioni nel 2001, principalmente dovuto al “caso cerivastatina”. Pur con un lieve decremento nel 2002 (da verificare in quanto è possibile che non siano ancora arrivate ai Centri Regionali diverse schede relative ai vaccini che seguono un canale diverso) i tassi di segnalazioni in Veneto, in Emilia e nella Provincia di Trento mantengono un livello accettabile, vicino al gold standard internazionale di 300 schede/milione di abitanti. Un tale risultato è ovviamente più difficile da raggiungere in una regione, come la Lombardia, che presenta un maggior numero di abitanti, di medici e di ASL, e dove è quindi necessario intensificare l’attività di sensibilizzazione. Complessivamente le segnalazioni provenienti da queste regioni rappresentano nel 2002, come in passato, oltre il 50% delle segnalazioni italiane.
Le segnalazioni provengono dai medici di medicina generale (42%) seguiti dai medici ospedalieri (40%). Ancora molto basse sono le segnalazioni dai farmacisti (1,3%).

Figura 2

Figura 1: Numero di medici/farmacisti che hanno inviato almeno una segnalazione

Il numero di medici/farmacisti che hanno inviato almeno una segnalazione (Figura 2), pur in diminuzione rispetto all’anno scorso (-15%), rimane ben più alto rispetto al 2000 (+42%). Questo evidenzia come molti medici, che probabilmente si sono attivati in seguito all’aumentata attenzione suscitata dal “caso cerivastatina”, abbiano poi continuato a segnalare nel corso dell’anno successivo.
Il 64% delle segnalazioni ha un esito favorevole. Tuttavia sono da evidenziare le 53 segnalazioni con esito fatale (1,5% del totale), 33 delle quali hanno una possibile/probabile relazione causale con i farmaci somministrati. Le morti da farmaci sono un fenomeno rilevante, ricordiamo che negli USA sono state stimate come la quarta causa di morte nel 1994. Un aspetto da sottolineare è che talvolta un uso più razionale dei farmaci ed una maggiore attenzione alle condizioni del paziente potrebbero evitarle. Ad esempio, tra i casi di morte segnalati nel 2002, evidenziamo l’insorgenza di rabdomiolisi in una paziente con lieve insufficienza renale cronica trattata con simvastatina e claritromicina (farmaci da non associare per la possibile interazione negativa), così come l’aplasia midollare, con agranulocitosi e piastrinopenia, da metamizolo in una paziente con precedenti discrasie ematiche da farmaci.

Tabella 1. Farmaci con il maggior numero di segnalazioni nel 2002

Farmaco

N. segnalazioni
(% gravi)

Delta%
2001-2002*

levofloxacina

94 (56%)

+50%

amoxicillina + ac. clavulanico

88 (49%)

-11%

simvastatina

82 (29%)

-31%

amoxicillina

74 (45%)

+7%

nimesulide

74 (51%)

+22%

atorvastatina

70 (21%)

-34%

rofecoxib

62 (52%)

-8%

celecoxib

60 (45%)

-43%

iomeprolo

57 (44%)

+214%

ticlopidina

57 (75%)

-23%

moxifloxacina

50 (42%)

+57%

fluvastatina

44 (27%)

+155%

claritromicina

39 (49%)

+5%

ciprofloxacina

38 (53%)

+7%

paroxetina

37 (16%)

+104%

* Variazioni in percentuale del reporting rate (numero di segnalazioni rispetto al totale annuale)

La Tabella 1 mostra i 15 principi attivi con il maggior numero di segnalazioni nel 2002 (esclusi i vaccini che tratteremo nel prossimo numero di FOCUS). Undici farmaci figuravano tra i primi 15 anche nel 2001, mentre non erano presenti lo iomeprolo, la moxifloxacina, la fluvastatina e la paroxetina. Come ovvio tra i primi farmaci figurano quelli di largo consumo (antibatterici, nimesulide, simvastatina), i farmaci su cui si è concentrata l’attenzione per motivi di sicurezza (statine, nimesulide, levofloxacina) e quelli di recente commercializzazione (moxifloxacina). Le variazioni percentuali del reporting rate (Delta%), in più o in meno, rispetto alle segnalazioni del 2001 per la maggioranza dei farmaci rientrano nella normale variabilità del sistema. Gli aumenti più rilevanti possono essere legati ad un aumento del consumo (ad esempio nel caso della fluvastatina) o ad un’aumentata frequenza di particolari ADR (tendiniti da levofloxacina). Di difficile interpretazione l’aumento di segnalazioni per la paroxetina, poche delle quali risultano gravi (16%) o concentrate su una particolare reazione. La variazione percentuale, in aumento, più rilevante è legata allo iomeprolo. Anche in questo caso non è facile dare una spiegazione, soprattutto non avendo a disposizione il dato relativo ai consumi di questo mezzo di contrasto. Sono diminuite le segnalazioni per i coxibi, in particolare per il celecoxib, possibile indice di un calo d’attenzione e di stabilizzazione del mercato. Infine è ancora rilevante, anche se in diminuzione, il numero di segnalazioni legate alla ticlopidina (a maggior ragione se lo rapportiamo al consumo del farmaco) che nella maggioranza dei casi risultano gravi.

I segnali del 2002
Obiettivo principale della segnalazione spontanea è quello di identificare nuovi segnali, indicando con questo termine nuove reazioni avverse da farmaci o una aumentata frequenza di reazioni gravi già note. La ricerca di questi segnali è un percorso che prevede molte “strade” che devono tutte essere seguite. Abbiamo già descritto in sintesi, nel numero di FOCUS di febbraio dell’anno scorso, l’analisi di tipo qualitativo e quantitativo che portiamo avanti. Riassumiamo qui i segnali più rilevanti legati all’analisi dei dati del 2002.

Zolpidem e reazioni psichiatriche:
lo zolpidem è commercializzato in Italia fin dai primi anni ‘90 per il trattamento a breve termine dell’insonnia. Strutturalmente non è correlato con le benzodiazepine, ma ha un azione farmacologica simile. Nel corso del 2002 abbiamo ricevuto 7 schede di segnalazione che descrivono 16 reazioni avverse correlate all’uso di zolpidem. Di queste 5 riportano uno o più sintomi psichiatrici o neurologici, insorti in due casi nella prima settimana di terapia, in altri due nelle prime due settimane ed uno dopo 5 mesi. Nella maggior parte dei casi il dosaggio era di 10 mg una volta al giorno. Tre le schede classificate gravi secondo la Critical Term List dell’OMS. Due di queste riportano amnesia ed una delirio ed allucinazioni e proprio in quest’ultimo caso il rechallange positivo ha confermato l’associazione con la somministrazione del farmaco. Tutti i casi segnalati si sono risolti positivamente con la sua sospensione tranne uno (diplopia, confusione e vertigine) che riporta guarigione con postumi. In questo report si segnala la possibile interazione con fluvoxamina il cui dosaggio era stato aumentato da 100 a 300 mg/die. Delirio, allucinazioni, confusione ed amnesia sono le reazioni avverse più frequentemente segnalate a livello mondiale. Si tratta di reazioni di cui non è nota l’incidenza. In letteratura sono riportati solo dei case report. Pertanto i medici dovrebbero prestare particolare attenzione alla loro insorgenza e segnalarle.
Ticlopidina, discrasie ematiche e tossicità epatica:
già nel 2001 avevamo evidenziato i rischi, in particolare a livello ematologico, connessi all’uso della ticlopidina. Anche nel 2002 abbiamo ricevuto un certo numero di segnalazioni di gravi ADR, in particolare ematologiche (19) ed epatiche (17). Fra queste tre casi di morte successivi rispettivamente ad insorgenza di porpora trombotica trombocitopenica, aplasia midollare e ittero colestatico. In considerazione delle gravi segnalazioni inviateci ci sembra opportuno ricordare che la ticlopidina è un antiaggregante da utilizzare secondo le indicazioni della CUF (nota n. 9):
in associazione all’ASA per il mese successivo ad angioplastica coronarica con stent;
nel trattamento della trombosi della vena centrale della retina;
in alternativa all’ASA in pazienti ipersensibili o con ulcera gastroduodenale o con eventi ischemici recidivanti durante la terapia con ASA.
Telitromicina e disturbi visivi:
dopo circa un anno dalla commercializzazione del primo ketolide in Italia un nostro precedente articolo, “Occhio...alla telitromicina” (maggio 2002), si rivela particolarmente azzeccato. Nel corso del 2002 abbiamo ricevuto 6 report di reazioni avverse a carico della vista (offuscamento e riduzione della visione, disturbi della visione e diplopia) su un totale di 13 schede di segnalazione. In due dei 6 report la visione offuscata era accompagnata da sonnolenza o senso di testa pesante, in altri due all’offuscamento della visione si è accompagnato una riduzione della visione stessa. I disturbi della visione sono riportati nella scheda tecnica del farmaco come eventi non frequenti (0,1-1%). Le vostre segnalazioni, così come le segnalazioni contenute nelle banca dati dell’OMS, pur non consentendoci una stima di incidenza suggeriscono una maggiore frequenza di tali eventi.
Infliximab e disordini immunitari:
l’infliximab è un anticorpo monoclinale la cui azione farmacologia consiste nel legare selettivamente una proteina TNF-alfa coinvolta in malattie croniche infiammatorie come il morbo di Crohn e l’artrite reumatoide. Le segnalazioni pervenute nel corso del 2002 (28 schede con 60 reazioni avverse segnalate) evidenziano quanto sia delicato l’equilibrio immunitario dei pazienti trattati con infliximab. Tra le ADR segnalate abbiamo 9 casi di infezioni, tra cui una morte per sepsi, una sclerosi laterale amiotrofica, una reazione lupus eritematoso simile, un caso di linfoma non-Hodgkin ed una leucemia mieloide. Ricordiamo che esattamente un anno fa (febbraio 2002) l’EMEA ha aggiornato il foglietto illustrativo per rinforzare le avvertenze a medici e pazienti sul pericolo di infezioni (vedi anche il case report pubblicato su FOCUS del maggio 2001) e sul peggioramento dell’insufficienza cardiaca (vedi FOCUS del novembre 2001) in corso di trattamento con infliximab.
Rofecoxib e amenorrea:
una donna di 34 anni, affetta da artrite lupica, dopo una singola somministrazione di 25 mg di rofecoxib riferiva al suo medico l’insorgenza di amenorrea, successivamente risoltasi. Dopo circa un anno dalla prima somministrazione la paziente assumeva nuovamente una compressa di rofecoxib (sempre da 25 mg) con nuova comparsa di amenorrea. A nostra conoscenza questo è la prima segnalazione di amenorrea legata all’assunzione di un COX-2 inibitore. La relazione causale appare molto forte, anche se si tratta comunque di una singola segnalazione. Vi invitiamo, comunque, a prestare attenzione all’eventuale comparsa di tale evento nel corso di terapia con i coxibi.

LINEE-GUIDA SULLA SEGNALAZIONE SPONTANEA

La legge prevede debbano essere segnalate tutte le reazioni avverse da farmaci. Tuttavia ai fini della segnalazione spontanea sarebbe consigliabile seguire le seguenti linee guida:

  • FARMACI DI RECENTE COMMERCIALIZZAZIONE: segnalare tutte le reazioni sospette (cioè qualsiasi evento indesiderato o inaspettato), anche quelle meno gravi, che siano apparentemente attribuibili al farmaco.
    FARMACI CONOSCIUTI: segnalare in particolare le reazioni sospette gravi, includendo quelle mortali, a rischio per la vita, disabilitanti o che provocano/prolungano l’ospedalizzazione.

L’imputabilità di un evento avverso ad un farmaco deriva dalla raccolta e confronto di molte segnalazioni. È necessario perciò segnalare anche quando esiste solo il sospetto che un evento sia causato da un farmaco.

 

Ancora un sondaggio!

Nei suoi nove anni di vita FOCUS ha sempre cercato di venire incontro alle richieste dei suoi lettori. Le vostre risposte ad un nostro precedente questionario ci hanno consigliato alcuni cambiamenti sia di contenuto che grafici.
Oggi vi chiediamo nuovamente di esprimere un giudizio su FOCUS attraverso un breve questionario compilabile sul sito web del bollettino all’indirizzo http://www.sfm.univr.it/it/focus.htm. Nel caso abbiate la possibilità di collegarvi ad internet vi chiediamo di spendere pochi minuti per la sua compilazione. I vostri commenti e suggerimenti ci aiuteranno a pubblicare articoli che siano per voi più interessanti.
Grazie per la collaborazione!

 

Segnali dal mondo

Per segnale si intende una possibile associazione tra un evento avverso ed un farmaco. Per sua natura il segnale basandosi su dati preliminari e non conclusivi (case report, prime segnalazioni, ecc.) necessita di ulteriori dati per confermare o meno l’associazione causale tra l’evento e il farmaco. In questo senso quanto viene pubblicato in questa rubrica ha il significato di attirare l’attenzione e la vigilanza del lettore.

Pillola nuova: vecchi problemi
L’associazione etinilestradiolo con drosperidone (Yasmin®) è stata approvata come contraccettivo orale nell’Unione Europea fin dal 2000 ed è recentemente entrata in commercio in Italia. Il “target” di questa nuova pillola sono soprattutto le donne più giovani e ciò per una presunta minore incidenza di eventi secondari alla ritenzione di fluidi, in particolare l’aumento del peso corporeo, e di problemi dermatologici. Significativo da questo punto di vista l’articolo apparso recentemente su Repubblica dal titolo “Arriva Yasmin la nuova pillola non fa ingrassare e cura la pelle”. Le evidenze su tali vantaggi non appaiono così solide come si vorrebbe far credere, in particolare quelle riguardanti il peso corporeo (vedi Dialogo sui Famaci n. 6, 2002). L’aspetto che vogliamo qui sottolineare è quello relativo al “vecchio problema” del tromboembolismo. Si osserva spesso una propensione da parte dei medici alla prescrizione dell’ultimo contraccettivo orale basata sulla convinzione che vi siano minori rischi rispetto a quelli di seconda generazione, convinzione non sempre supportata da dati.
Ad esempio, per quanto riguarda l’etinilestradiolo+drosperidone negli studi di pre-registrazione il numero di casi di tromboembolia era talmente basso da non permettere alcuna conclusione su questo problema. Sono così auspicabili ulteriori studi clinici e studi epidemiologici e un’attenta sorveglianza del farmaco anche in relazione a quanto pubblicato sul BMJ di febbraio 2003, dove si evidenziavano 5 report di tromboembolia pervenuti al sistema di farmacovigilanza olandese. Di seguito riportiamo il caso più grave. Una donna di 17 anni è improvvisamente collassata e morta dopo sei mesi di terapia contraccettiva con Yasmin. La causa della morte, determinata dall’autopsia, è stata una embolia polmonare massiva. Non risultavano i fattori di rischio “classici” per le tromboembolie come: il fumo, un lungo periodo di immobilizzazione, voli aerei o farmaci concomitanti. A causa della sua morte improvvisa non è stato possibile eseguire l’esame del sangue, ma prelievi effettuati sui parenti escludono altri fattori di rischio conosciuti come la concentrazione della proteina C, di antitrombina III e la mutazione del fattore V di Leiden.
Il rischio di tromboembolia nelle donne che usano i contraccettivi di terza generazione (combinati) è stato lungamente discusso. Il medico potrebbe preferire l’uso di un nuovo contraccettivo nella convinzione che questo sia più sicuro; tuttavia un’associazione di questi farmaci con un minore rischio di tromboembolismo non è stata evidenziata dalla ricerca e i casi segnalati mostrano che i nuovi contraccettivi non sono esenti da questo rischio. Finora non ci sono dati disponibili sulla maggiore sicurezza dell’etinilestradiolo in associazione con drosperidone.

Paracetamolo e digiuno: un’associazione da evitare
È stato recentemente pubblicato (Journal of Internal Medicine 2003; 253:240-3) il caso di una donna di 53 anni, gravemente denutrita, che ha sviluppato una severa epatossicità durante trattamento con paracetamolo alla dose di 4 g/die dopo un periodo di digiuno. L’epatossicità da paracetamolo è una nota e grave reazione avversa dose dipendente. La reazione è dovuta alla formazione, via CYP2E1, di un metabolita tossico (N-acetil-pbenzochinonimmina) che alle dosi terapeutiche raccomandate (massimo 4 g/die) viene inattivato dal glutatione. Dosi superiori ai 4 g/die possono eccedere la capacità detossificante epatica con conseguente necrosi cellulare. In alcuni soggetti l’epatossicità può manifestarsi anche alle dosi terapeutiche probabilmente per carenza, geneticamente determinata, di glutatione o per l’effetto inducente sul CYP2E1 di alcune sostanze (es. isoniazide o alcool). Il digiuno e la malnutrizione producono una riduzione dei livelli epatici di glutatione che è richiesto per l’inattivazione del metabolita tossico del paracetamolo. Studi di farmacocinetica hanno dimostrato che dosi di paracetamolo comprese tra 0,5 e 3 g al giorno cominciano a consumare le riserve di glutatione. Questo suggerisce che, in un paziente con delle riserve di glutatione già severamente compromesse dal digiuno e dalla malnutrizione, il paracetamolo possa nel tempo, anche a dosi raccomandate, depletare ulteriormente le riserve fino ad arrivare alla soglia critica oltre la quale si manifesta la necrosi epatocellulare.

Ancora interazioni con il succo di pompelmo
Anche se già note (vedi FOCUS del maggio 2001) ci sembra interessante riportare che il sistema di vigilanza australiano ha ricevuto finora quattordici segnalazioni che descrivono possibili interazioni di farmaci con succo di pompelmo. La maggior parte di queste segnalazioni riguarda interazioni con i calcio antagonisti diidropiridinici (5 report con ipotensione e sintomi correlati, in particolare per l’amlodipina) e con le statine (5 report con mialgia, miopatia ed effetti correlati, in particolare per la simvastatina).
Vogliamo ricordare ai medici che il succo di pompelmo può inibire il metabolismo di alcuni farmaci (oltre a quelli citati alcune benzodiazepine quali diazepam, midazolam e triazolam, la carbamazepina, l’amiodarone, la ciclosporina ed altri) aumentandone gli effetti farmacologici e tossici. I pazienti in terapia con questi farmaci dovrebbero essere messi al corrente di tale rischio, evitando eventualmente il consumo del succo o del frutto.

Supposte di ergotamina e caffeina: ischemia periferica con gli inibitori del CYP3A4
FDA e Novartis hanno recentemente rafforzato le avvertenze nel foglietto illustrativo della specialità Cafergot® (ergotamina + caffeina). Viene controindicando l’uso della specialità in concomitanza della somministrazione di potenti inibitori del CYP3A4 come ritonavir, nelfinavir, indinavir, eritromicina, claritromicina, troleandomicina, ketoconazolo e itraconazolo. Questo perché l’inibizione del CYP3A4 aumenta i livelli serici sia dell’ergotamina che della caffeina che possono portare a gravi e potenzialmente fatali vasospasmi, con ischemie cerebrali e/o delle estremità. Si raccomanda ai medici di fornire ai pazienti in trattamento con i farmaci sopra menzionati le necessarie raccomandazioni.

Omeprazolo, interazione con Clozapina
Dalla Nuova Zelanda provengono tre segnali di possibile aumento delle concentrazioni di clozapina ad opera della concomitante somministrazione di omeprazolo. Il meccanismo con cui questo avviene non è ancora noto, anche se può essere coinvolto il sistema del citocromo CYP3A4 dal momento che entrambe le molecole sono substrato di questo citocromo. In due dei tre casi registrati come conseguenza si sono avute convulsioni. La sospensione della clozapina per quattro giorni o la sospensione dell’omeprazolo con riduzione del dosaggio della clozapina hanno risolto gli episodi convulsivi. Si raccomanda di evitare l’associazione o di attuare il monitoraggio dei livelli di clozapina durante la terapia con omeprazolo.

Linezolid e neuropatia periferica
Linezolid è un nuovo antibiotico indicato per il trattamento di infezioni causate da organismi Gram positivi resistenti a classi multiple di antibiotici. In Australia sono stati individuati quattro casi di neuropatia in pazienti in terapia da 6-9 mesi. Nessun caso al momento è risolto. Nei clinical trial l’esposizione al farmaco non durava più di 28 giorni. Il rischio di neuropatia periferica persistente dovrebbe essere preso in considerazione per periodi d’uso superiori ai 28 giorni.

 

Redazione di Focus
c/o Servizio di Farmacologia Medica, Azienda Ospedaliera e Università di Verona, Policlinico "G. B. Rossi", p. le L. A. Scuro, 37134 Verona. Tel. 045/8027611 - 8074244 - 8074904, Fax 045/581111
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Direttore responsabile: G.P. Velo1 Comitato di redazione: V. Albanese2, O. Basadonna2, C. Bellantuono3, S. Belli3, F. Binetti2, D. Busetto3, A. Cocci2, A. Conforti1, O. Codella3, F. Del Zotti4, G. Dusi2, R. Fratton2, E. Ghiotto2, M. Giacomazzi5, S. Girotto4, F. Guerrini4, L. Guglielmo3, R. Leone1, N. Montanaro6, U. Moretti1, D. Motola6, F. Mozzo1, G. Pilastro2, M. Ragazzi2, B. Rambaldi2, D. Resi6, C. Sartori2, M. Venegoni3, L. Vettore3

1Unità Operativa di Farmacologia Medica, Azienda Ospedaliera e Università di Verona; 2Farmacisti ULSS od ospedalieri del Veneto, Trentino e Lombardia; 3Medici Ospedalieri; 4Medici di Medicina Generale; 5Assessorato alla Sanità, Regione Veneto; 6Centro Regionale di Valutazione e Informazione sui Farmaci (CReVIF), Dipartimento Farmacologia, Università di Bologna.

Regione Veneto, Assessorato alla Sanità - Provincia Autonoma di Trento - Centro Regionale sul Farmaco, Unità di Farmacovigilanza, WHO Reference Centre (Verona) - Società Italiana di Farmacia Ospedaliera, Sezione Veneto - Centro Regionale di Farmacovigilanza della Lombardia - CReVIF, Dipartimento di Farmacologia,Università di Bologna


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